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PABLO 4

La lingua tsitsistas

l corsaro aveva persino dato il nome alla figlia, tale era il fascino che quella nazione nativa americana esercitava sul suo immaginario e, preso dall'impegno di far parlare in prima persona i selvaggi, impazziva dalla voglia di imparare una lingua per comunicare.

Navigando per siti e non per oceani è riuscito a superare lo scoglio del colonial conquistatore verbo britannico. Ed ecco la lingua tsitsistas, che naturalmente non conosce, ma che nella fantasia già pronuncia a mena dito. I Tsitsistas altro non sono che gli Cheyenne (1), una piccola grande nazione di guerrieri capace di ritagliarsi uno spazio più grande nella storia (socialmente e culturalmente) dei suoi conquistatori (leggi il più grande impero del mondo). Hanno sofferto molto con migliaia di morti, vittime di stragi intelligenti in quanto ostacolo all'avanzata della civiltà. Cose indescrivibili per il perbenismo delle genti che non frequentano le bettole puzzolenti dei corsari, ma altrettanto storicamente indiscutibili.

Nessuno può nascondere le stragi e gli Cheyenne patirono una delle più efferate in nome del destino manifesto statunitense (2). Sul fiume Washita, un presunto generale cacciatore di indiani comandò l'orrore coniugato in atti quotidiani nei confronti dello stesso gruppo cheyenne meridionale (pacifico e pacificato da anni) già vittima delle presunzioni purificatrici di un finto prete al comando di volontari assetati di sangue indiano sul Sandcreek (3).

Pagine buie di storia, ripeteva il corsaro, pensando quale potesse essere la vendetta cheyenne. Le pagine dei libri citano una rivincita dei parenti del nord sull'Erba grassa (4).

Gli stessi che oggi lottano per una piccola grande cosa: salvare la lingua tsitsistas.

Hanno preso esempio da uno dei loro grandi eroi che affrontarono stoicamente la conquista: Dull Knife (5), che seppe immortalare nella memoria dei giusti una delle ultime pagine di resistenza più gloriose.

Dull Knife seppe combattere per la sua gente e come loro fu anche molto saggio: incoraggiò sempre gli Cheyenne a perseguire l'insegnamento.

Gli Cheyenne del Nord oggi gli rendono omaggio nel college a lui intitolato con una forte iniziativa culturale: la difesa della loro lingua, un obiettivo difficile sapendo ancora oggi che sono una delle tribù ostili, obbligati a vivere in una riserva confinante e spesso dipendente dai bravi Absaroke (6), storici alleati dei bianchi.

Ne hanno fatto un vocabolario diffuso internazionalmente che arricchisce gli esseri viventi della Madre Terra (quanti parenti del corsaro sanno ancora il significato delle parole degli antichi, lo sanno leggere o scrivere?).

La lingua tsitsistas è parlata nella loro riserva (Northern Cheyenne Indian Reservation) nel sud-ovest del Montana (chi cita in la carne in gelatina è perduto) e nell'area centrale dell'Oklahoma.

Fa parte del grande ceppo linguistico algonchino nordamericano che include altri idiomi come: Algonquin, Arapaho, Blackfoot, Cree, Deleware, Fox, Kickapoo, Massachussett, Menominii, Micmac, Ijibwa, Potawatomi e Shawnee.

Il corsaro, depresso per lingue vecchie come il greco e il latino, ebbe un soprassalto intuendo che esistono alfabeti più corti.

Una breve guida al suo uso ed alla pronuncia lo riempì di soddisfazione, tutti potranno capire questi matti cheyenne, dove non esistono discriminazioni sessuali e le donne sono l'essenza della nazione.

L'alfabeto cheyenne prevede solo 14 (ebbene sì) lettere che possono essere combinate insieme per creare parole a volte lunghissime composte da molte piccole significative parti.

La pronuncia si paragona a quella, ahimè, britannica:

lettera

cheyenne

english

Pronunciation of a cheyenne letter

a

maphe

water

a

as in english father

e

ehane

our father

e

as in english pit (i non e sound)

h

hese

fly

h

as in english happy

k

kosa

goat

k

as in english skip (unspirated)

'

he'eo'o

women

-

as in english Uh-oh!

m

me'ko

head

m

as in english man

n

nahkohe

bear

n

as in english never

o

okohke

crow

o

as in english note

p

poeso

cat

p

as in english spoon (unspirated)

s

semo

boat

s

as in english say

s

se'se

duck

sh

as in english shirt

t

tosa'e

where?

t

as in english stop (unspirated)

v

vee'e

tepee

v

as in english vein

x

xao'o

skunk

x

as in german Achtung!



Il simbolo S ha lo stesso suono come le due lettere inglesi SH. L'apostrofo (') significa lo stop (cambio di tono) linguistico, un suono molto frequente nello Cheyenne. E' il rapido arresto di tono tra le due sillabe della esclamazione inglese: “Uh-oh!”. La X cheyenne ha lo stesso suono di quella tedesca. E' una muta velare consonante fricativa, più stridente dell'H inglese. E' ancora lo stesso suono unito (fonema), comunque, se è pronunciata come V o W.

I suoni di cambiamento di tono cheyenne P, T e K non sono aspirati. E' così, non hanno soffio d'aria seguente come accade per queste lettere quando iniziano parole inglesi come PEN, TOY e KITE.

Gli Cheyenne hanno tre vocali: A, E, O. Possono essere classificate come acute (a, è, o) od essere mute (sussurrate) come in a, e, o.

La parole sono composte di più piccole significative parti. Un esempio tra le parole più lunghe che si possono trovare è: Naohkesaa'oné'seomepchévetschesto'anéhe che significa: Sinceramente non pronuncio bene lo Cheyenne. Questa parola ha le parti disposte susseguenti (tecnicamente conosciuto come morfema).

Il corsaro aveva già studiato quanto basta ma, pensando alla distruzione, ha inteso che il destino non capita a caso, ma è determinato dalle azioni materiali. Le lingue antiche hanno storie diverse ma sorti comuni. La sua, ricca di cediglie ed impronunciabili Z, e lo cheyenne, con sole tre vocali, hanno subìto il medesimo destino: quello dei conquistati. Ma se quella del corsaro riesce a sopravvivere perché sta in uno dei sette o otto paesi più potenti del mondo (forse il più creativo e bonaccione), quella degli Cheyenne deve fronteggiare il meccanismo dell'impero nato anche sulla loro pelle.

Sostituiti i segnali di fumo (7) con Internet, la piccola grande nazione ci insegna ed indica la via. Ricordano la storia e si organizzano, chiedendosi o interrogando i lettori (navigatori e non naviganti): lo Cheyenne è ancora vivo, ma per quanto tempo?

Il governo degli Stati Uniti non riuscì ad eliminare gli Cheyenne e a sradicare la loro lingua attraverso campagne di genocidio militare o con le sue politiche di assimilazione culturale e linguistica nei collegi. Tuttavia, quelle politiche hanno lasciato una ferita cancrenosa all'interno della Nazione: una lezione insegnata nelle scuole governative esplicitamente per mezzo di punizioni per i parlatori cheyenne od implicitamente. Tanto da indurre molti genitori a pensare che i loro figli non avrebbero potuto avere successo nel mondo odierno, a meno che non parlassero solo l'inglese. Non tutti gli educatori, i capi o i genitori cheyenne credono in questa falsa dottrina, che non è nemmeno sostenuta da studi scientifici di bilinguismo.

Sono preoccupati perché l'operazione in percentuale sta assumendo livelli allarmanti.

Un altro fattore che contribuisce alla perdita della lingua nativa è rappresentato dal monopolio che l'inglese ha nei media circondanti i bambini.

La fine di ogni lingua è la morte culturale e storica di ogni popolo e gli Cheyenne ricordando il loro glorioso antenato intendono combattere questa ultima tragica battaglia per poter continuare a parlare la loro lingua e per non finire nel qualunquismo anglofono o, come per altri, in quello ispanico, francofono o portoghese.

Gli Cheyenne vogliono resistere e non riescono a capire come si possa coniugare la democrazia (che vuol dire governo del popolo) con l'annientamento culturale dopo quello militare, sinceramente non lo ha capito neanche il corsaro, ma forse sono matti. Non si dimentichi però che i matti per molte nazioni native sono sacri e portatori di saggezza, forse, facendo riferimento alle mitiche globalizzazioni contemporanee, preferiscono chiamare il nostro pianeta Madre Terra e non Globo.

Pablo, Paolo Solari.

Note:

  1. Gli Cheyenne sono molto conosciuti nel mondo cinematografico, soprattutto per il film “Piccolo Grande Uomo” interpretato da Dustin Hoffman dove vengono proposte immagini della strage compiuta sul fiume Washita ad opera dei soldati comandati dal tenente colonnello G.A.Custer.

  2. Il destino manifesto è lo spirito colonialista e conquistatore che ha motivato e generato gli Stati Uniti d'America nell'avanzata verso l'ovest.

  3. Sul Sandcreek un ex-religioso, il colonnello Chivington dei Volontari del Colorado, comandò uno dei più efferati massacri di nativi. I militari volontari commisero atti talmente aberranti che paiono indescrivibili. Una ricostruzione cinematografica veritiera si trova nel finale del film Soldato Blu.

  4. Erba grassa è la traduzione della definizione nativa per indicare il fiume Little Big Horn dove il 25 giugno del 1876 gli alleati Dakota, Lakota, Nakota, Cheyenne ed Arapaho sconfissero il VII Cavalleria di Custer.

  5. Dull Knife (Coltello Spuntato) fu tra i protagonisti della resistenza anche dopo il Little Big Horn, riuscendo ad ottenere una riserva nei territori del nord.

  6. Absaroke (Crow), meglio conosciuti come Corvi godono ancora oggi dei vantaggi conquistati nel 1880, grazie al supporto fornito agli USA: una meravigliosa riserva nel Montana. Spesso il loro atteggiamento storico li ha messi in cattiva luce, il rapporto con gli Stati Uniti va approfondito e discusso più ampiamente.

  7. Segnali di fumo è uno dei luoghi più comuni sulle culture native come pellerossa, indiano, augh; anche se un sistema di segnalazioni esisteva realmente.

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