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CINEMA

La vendetta della Thurman

Il 16 aprile esce negli Stati Uniti, e il 23 in Italia, “Kill Bill volume 2” di Quentin Tarantino, seconda parte di quel “Kill Bill” che racconta la vendetta di una killer, Black Mamba-The Bride, interpretata da Uma Thurman. “Kill Bill volume 2” è sorprendente. David Carradine, star insieme alla Thurman e a Datyl Hannah, l'ha definito un “film su una relazione sentimentale”. C'è naturalmente l'azione, ci sono le scene splatter, c'è il sangue e ci sono le lotte cruente del primo film, ma qui prevale il percorso psicologico della protagonista: una spietata assassina che cambia vita perché si scopre incinta, viene quasi uccisa di botte, finisce in coma e al risveglio consuma la sua vendetta, per scoprire poi la pietà.

Tarantino questa volta vuole esplorare i sentimenti femminili, senza però abbandonare il suo tipo di cinema. E ci sono scene che costringono lo spettatore a voltarsi dall'altra parte, come quando Uma Thurman cava l'unico occhio rimasto a una rivale, per poi schiacciarlo. C'è una scena, completamente buia, in cui è solo il rumore a guidare lo spettatore, rumore di terra che cade su una bara dentro la quale è stata sepolta viva la protagonista.

E ci sono poi i molti omaggi di Tarantino ai film che lo hanno ispirato: gli spaghetti western, i film di arti marziali, i kung-fu movie di cui David Carradine è stato un ottimo interprete negli anni '70. C'è la musica con un ruolo fondamentale: una colonna ispirata a Ennio Morricone, al rock, al country, alla musica orientale. Ma la vera star è UmaThurman, che tarantino ha aspettato per girare il film, perché l'attrice era incinta.

Ritardare il film per fare un figlio l'ha aiutata a entrare nella parte?

Sì, dicono di non mettersi mai fra un orso e la sua cucciolata: solo una mamma può capire cosa intendo dire. Non c'è miglior motivazione per un essere vivente, di genere femminile, della difesa dei figli.

Kill Bill” ha una vena femminile?

Sì, un messaggio di forza. Molte amiche mi hanno detto di essersi rinvigorite dopo aver visto il film. Si sono sentite più forti, determinate. Nessuna di loro impugnerà mai una spada, ma il mio personaggio ha il potere di infondere fiducia. Credo di essere una donna forte, ma la Sposa è diversa, quasi un'aliena.

E' stato difficile rappresentarla?

Sì, perché nella vita reale non ho mai dovuto combattere con una spada, non mi hanno mai sparato, non sono mai stata sepolta viva. Ma quando recito provo ad immaginare quello che prova il mio personaggio.

Lei ucciderebbe per amore?

Non lo so, ma credo che da una situazione del genere uscirei pazza. Non pianificherei mai la morte di nessuno, ma non so come reagirei se qualcuno minacciasse i miei figli.

Nel film, lei non è mai seduttiva.

La Sposa non è un'eroina alla Tomb Raider, non è fasciata in pantaloni di pelle, non indossa miniabiti attillati, non usa la sua sensualità per arrivare dove deve arrivare. Non mi interessava essere carina. Se ero impolverata ero impolverata, se avevo abiti stracciati avevo abiti stracciati. Non come le eroine dei vecchi film con i capelli perfetti e solo un paio di macchie nere sul viso.

Il suo ex marito Ethan Hawke dice che lei vuole solo diventare una star.

Non faccio commenti. Ho due figli, e non voglio replicare. Lui può dire quello che vuole, ma è il loro padre e lo rispetto per questo.

Ha portato i suoi figli sul set?

Sì e si sono annoiati a morte. Li ho sempre tenuti con me, fino ad oggi, ma stanno crescendo e non voglio che facciano una vita da figli di star di Hollywood.

Cosa salva di Hollywood?

Viaggiare. Il cinema ti fa viaggiare, adoro Cannes. E' l'aspetto più glamour dello show business e ci andrò anche quest'anno.

La differenza tra i due “Kill Bill”?

Il primo si basa su combattimenti e scene di lotta, quasi da fumetto. Il secondo, invece svela il carattere della protagonista. Tarantino mi ha dato due anni per pensare alla Sposa, ma non è stato semplice.

Cos'è successo?

Pulp Fiction”, al confronto, è stata una passeggiata. In “Kill Bill” ne passo di tutti i colori: puoi barare quando ti sparano, puoi barare con le ferite ma poi non esistono scorciatoie per un carattere scritto da Tarantino. Volte ero molto nervosa: o mi aspettava un altro giorno nella bara, o in un cimitero, o nella polvere, o un altro giorno con Daryl Hannah che prova a tagliarmi la gola. Non è stato affatto facile.

Fra pochi giorni compie gli anni.

Trentatré anni, il 29 aprile. Non mi preoccupo ancora di come Hollywood mi tratterà quando sarò sulla soglia dei quaranta. Fino ad oggi mi sono gustata le cose positive della mia età. Poi vedremo: non sono ansiosa di arrivare ai quaranta, ma mi toccherà.

Intervista di Andrea Carugati – IL SECOLO XIX – 06/04/2004

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