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SILVIA NEONATO
IL SECOLO XIX 09/09/2001

Un dittatore a Domingo

Intervista a Mario Vargas Llosa su eros e regimi

Anche se da tempo vive in Europa, Mario Vargas Llosa, peruviano, 65 anni, è ancora e sempre della sua America Latina che ama parlare e scrivere. Le sue storie di prostitute, ispettori, personaggi di telenovelas e vecchie zie, non prescindono mai da un messaggio che attraversa l'intera esistenza di Vargas Llosa: la denuncia contro ogni forma di dittatura e sopraffazione. E lui, a differenza degli scrittori più giovani che non solo dalle sue parti si dichiarano esclusivamente testimoni dei tempi, non ha reticenza nell'ammettere che non può neppure pensare a una letteratura di puro intrattenimento. “Io credo ancora nell'intellettuale impegnato che spera di contribuire a cambiare il mondo attraverso le proprie parole”. E se nel '90 si è addirittura candidato alle elezioni peruviane per contrastare l'ascesa al potere di Fujimori, nell'ultimo romanzo pubblicato, La festa del caprone (Einaudi), ricostruisce vita, nefandezze e morte, del dittatore di Santo Domingo, Trujillo, ucciso nel 1962. Autore di oltre venti romanzi apprezzati in tutto il mondo, Vargas Llosa si offre amabile alle domande senza ombra di presunzione.

Lei non crede a una letteratura di puro intrattenimento ma ha scritto anche libri assai godibili.

So che lo scrittore impegnato non gode più di molto favore, ma io mi ostino a esserlo. Naturalmente mi diverte molto la letteratura di intrattenimento, purché mi fornisca anche l'occasione di pensare, di elaborare un pensiero critico sul mondo senza tediarmi. Se la letteratura diventasse puro divertimento che non lascia tracce, perderebbe la sua battaglia: la tv è infinitamente più forte. E anche il cinema. La civiltà delle immagini costringe chi scrive a uno sforzo in più.

E l'erotismo che pervade per intero suoi romanzi come I quaderni di don Rigoberto o Elogio della matrigna?

Per uno scrittore è una sfida trovare parole meno ripetitive per descriverlo. Ma c'è di più: l'erotismo non esiste nelle civiltà primitive, perché presuppone di saper trasformare l'eros in arte. Diventa quindi un indicatore del grado di civiltà di un paese. Infine l'erotismo è un rifugio dell'individuo contro la società.

Lo strapotere della società che schiaccia il singolo, la dittatura come pericolo perenne che minaccia il mondo sono i suoi temi.

Esistono tuttora, e non solo in Sudamerica, molti dittatori. La democrazia è un privilegio di una minoranza nel mondo. Noi sudamericani abbiamo accusato a lungo gli Stati Uniti per aver sostenuto le dittature in funzione anticomunista. Era giusto, ma oggi l'America è più cauta ed è venuto il momento di prenderci le nostre responsabilità. Fujimori è stato eletto dal popolo e sostenuto a lungo dalla gente. Lo stesso vale per Castro, Pinochet...Dobbiamo evitare che le dittature si insedino e diventino forti, seminando corruzione e ingiustizia. Voi in Europa avete democrazie consolidate, si può sbagliare un'elezione, ma la si può correggere con il voto seguente. Il vostro pericolo è l'indifferenza, il distacco delle gente dalla politica. Nulla è più deleterio per la democrazia.

Come giudica i movimenti antiglobalizzazione?

La globalizzazione è irreversibile e può avere anche dei vantaggi per lo sviluppo economico dei paesi poveri. Purtroppo si globalizza il mercato ma non la democrazia e la giustizia. Inoltre l'Occidente non globalizza le sue frontiere e le chiude ai prodotti agro-alimentari del Terzo Mondo con ciò imponendo ai propri consumatori prezzi più alti e ai popoli poveri la condanna della miseria. Vorrei che questi temi fossero più presenti ai movimenti di opposizione.

Intervista di Silvia Neonato – IL SECOLO XIX – 09/09/2001

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