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MUSICA

Vasco, nel segno di Faber

Vasco Rossi dalla parte degli ultimi. Dei perdenti. Il nuovo album “Buoni o cattivi” presentato nella Fabbrica delle “E”, ex sito industriale della galassia Fiat, oggi sede del Gruppo Abele, centro d'incontro aperto non solo a ex tossicodipendenti, “ma a tutti” come dice Don Ciotti. E' l'immediata identificazione di Vasco con De André, poeta del disagio e della resurrezione, nelle nuove canzoni, tutte nel segno della maturità. Un'eredità ormai consacrata, al punto che Dori Ghezzi riconosce: “Non sono io a dovergliela ricordare, ma è Vasco che l'ha meritata”.

Vasco cosa ricorda di De André.

E' stato il primo cantautore che mi ha aperto gli occhi e coscienza con la sua provocazione. Era davvero un alieno, i suoi primi dischi giravano sotto banco. De André è stato la svolta dopo Gianni Morandi e Little Tony, ai quali va tutta la mia stima. Poi è venuto Guccini, poi De Gregori, grandissimo nel raccontarti storie ed emozioni.

Pensa di avere raccolto la sua lezione sugli ultimi?

Non lo so, non sta a me a dirlo, però mi piacerebbe raccogliere la sua eredità: quello stare sempre dalla parte dei perdenti.

Lei raduna grandi folle, vende milioni di dischi. Non sente più responsabilità di quella provata da De André o De Gregori?

Sì, ma i grandi numeri non sono merito mio: è la musica rock ad aggregare così tante persone.

Il 20 giugno canterà a Genova 2004, capitale europea della cultura.

Ne sono fiero e orgoglioso, è un appuntamento importante. E poi mi piace esibirmi in una città che mi ha sempre capito, mi è sempre stata vicina. E' bello che la musica abbia la dignità delle grandi mostre d'arte. E far parte di un anno di grande cultura.

E perché invece ha scelto di presentare il disco qui?

Perché ammiro il lavoro di questa comunità, ne condivido lo spirito e la filosofia: educare e non punire. Una comunità aperta a tutti,senza pregiudizi né coercizioni.

Conosceva don Ciotti?

L'ho incontrato lunedì sera per la prima volta, ma mi è sempre piaciuto il suo modo di aiutare tutti quelli che hanno bisogno d'aiuto, non solo chi ha problemi con droga o alcol, ma anche con la vita.

E oggi è così importante?

Sì, perché gli slogan tipo “tolleranza zero” sono un modo elegante, in realtà, per dire intolleranza. Ma io non ci sto: è troppo comodo non capire. Invece bisogna sforzarsi di comprendere le ragioni degli altri, altrimenti si fa sempre la guerra.

Tra buoni e cattivi, lei da che parte sta?

Dalla parte degli ultimi, dei più deboli, disperati e sfortunati: quelli che non ce la fanno. Non si può dividere il mondo in buoni e cattivi: è pericooso.

Non si deve giudicare?

Una volta si diceva di lasciare il giudizio a Dio, io dico più semplicemente di sospenderlo: l'uomo è così complicato...

Nella copertina del cd sembra un alieno, lo sa?

Non ci avevo pensato, ma è una bella immagine, l'alieno: né buono né cattivo, ma solo rispettato per la sua dignità.

C'è qualcosa di profondamente sbagliato, per lei?

Il carcere o il trattamento sanitario obbligatorio: non credo sia il modo giusto per affrontare un problema grave come la droga. Sia chiaro: siamo tutti contro la droga, nessuno vuol difendere un vizio, si chiede solo di non aggiungere un problema, ma un aiuto.

Liberi da qualsiasi critica?

Certo, come fai a spiegare a uno perché hai fatto una cosa o l'altra? E poi, perché dovresti spiegarglielo? Non sono bei tempi: vedo troppa ipocrisia e arroganza, in giro ci sono tanti impuniti che la sanno raccontare, e oggi con le chiacchiere si ottiene tutto ciò che si vuole.

Mai pensato di mettersi in politica?

Io candidarmi? Dovrei essere un candido, e non lo sono. Lei mi ci vede a fare l'onorevole?

Però sembra cambiato, no?

Certo, sono cresciuto, è naturale, ma rappresento ancora lì mio mondo: che provoca le coscienze addormentate e comode, a cominciare dalla mia. Ho sempre il gusto di smascherare le ipocrisie più comuni, le balle che ci raccontiamo e che ci raccontano. Solo che lo faccio con più ironia che in passato.

Ma sempre da protagonista.

Sì, ma non sono né un profeta né un eroe. Sono una persona con tanti dubbi e poche certezze, che racconto nelle canzoni. Insicurezze e fragilità che mi portano a fare errori. Una volta ero contro tutti, perché tutti mi erano contro. Ora è diverso.

E cosa consiglia?

Di invecchiare con dignità, per esempio: è faticoso, ma necessario. Non si può essere tutti magri, belli e vincenti. Io penso ai perdenti, che vengono trattati male. Penso alla dignità di un drogato, completamente calpestata come se fosse un criminale.

Di lei hanno detto ch'è un cattivo maestro.

Maestro no, per nulla. Cattivo, magari sì. Non sono certo un esempio, soltanto un uomo che da voce a tanta gente che non ne ha. Ecco perché ci capiamo così bene, io e il pubblico: parliamo col cuore.

E il cuore basta?

E' come le promesse: devi crederci e mantenerle. Anzi penso che se credi in qualcosa, poi magari si avvera. Tante cose esistono perché si crede.

Lei in cosa crede?

Nel non fare del male agli altri. E' già sufficiente, non è importante essere buoni con il prossimo, basta non fargli del male. Poi credo alla musica come a una grande consolazione, a una magia che ti porta in un altro mondo, fantastico, dove anche le sensazioni dolorose si trasfigurano. Come sentire il piacere dell'amaro dentro il cuore.

Intervista di Renato Tortarolo – IL SECOLO XIX – 31/03/2004

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