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MUSICA

Vecchioni: “Amate le parole, una medicina meravigliosa”

L'arte della parola. Roberto Vecchioni ne ha fatto la ragione della sua vita. Insegnante al liceo, cantautore e scrittore che ha appena pubblicato “Il libraio di Selinunte” (Einaudi, 68 pp., € 8).

Vecchioni, la parola è così importante?

E' un oggetto d'oro, meraviglioso, anche se c'è chi ne fa un uso improprio. Il problema è che la parola non costa niente e quindi si straparla, si tenta di abbindolare con le parole, fare solo il proprio interesse e annullare i discorsi degli altri...

Mica sempre è così...

Per fortuna. C'è la parola razionale, per far capire le proprie idee, se compri la frutta o se parli di politica. E c'è la parola poetica che esprime l'infinito e l'universale che abbiamo dentro da sempre, dalla tragedia greco fino ad oggi.

Lei quale usa di più?

La parola poetica perché vivo di questo mondo sognante e un po' utopico, ch'è la salvezza dell'uomo. Io sono felice di far parte della stessa umanità che fu di Dostoevskij, Tolstoi e Shakespeare. Solo così sopravvivo a tutte le angherie del mondo. La parola è una medicina meravigliosa.

E' il tema del libro?

Sì, “Il libraio di Selinunte” ha tante interpretazioni ma la più semplice è proprio questa: la parola, dal teatro alla poesia, è un immenso diario che noi teniamo per presentarlo a Dio, per fargli capire quanto, nella nostra disperazione e nella nostra gioia, siamo sempre stati forti a vivere.

Su invito della comunità ebraica, ha tolto dallo show la canzone “Marika”, su una terrorista kamikaze...

L'ho fatto in piena libertà. Non l'ho fatto come forzatura. Perché a un certo punto si è creata una discrepanza fra il dolore degli altri e la mia passione artistica. La mia passione artistica è inferiore al dolore anche di una sola persona. Quindi non potevo andare avanti, anche se avevo tutti i diritti di scrivere quella canzone.

E com'è finita?

Ho ricevuto 300 lettere di solidarietà e stima, perché “Marika” descrive i turbamenti di questa donna e non quello che dicono i suoi compagni terroristi. Inoltre, è il primo caso di autocensura nella canzone italiana.

Però dal vivo lei continua a fare ironia politica, no?

Sì, anche delle piccole imitazioni. Ma il tema fondamentale sono le lettere d'amore. Ho scelto canzoni che siano lettere per qualcuno che ho perso o che ho trovato: come Rimbaud o come mia madre, persone famose, altre meno.

Chi è stato un grande scrittore di lettere d'amore?

Nel romanticismo ce ne sono tanti. Le più belle sono quelle del “Werther” di Goethe. Ma anche Foscolo con “Ultime lettere di Jacopo Ortiz”.

Gli Sms possono sostituirle?

Sì, i ragazzi sono istintivi, rapidi. E u un vecchio come me, naturalmente dispiace. Però si può benissimo parlar d'amore anche con poche parole.

Anche nel mondo violento?

L'altro giorno mio figlio stava leggendo Pascal dove dice che divertirsi significa allontanare la morte. Uno si diverte finché si occupa di qualcosa, dal ridere al lavorare, è un modo per togliere dalla mente l'idea della morte. Mio figlio mi chiedeva: ma che senso ha la vita? Una domanda mica da poco.

E lei cosa ha risposto?

Non volevo dargli risposte bibliche, così gli ho detto: “noi siamo l'unica creatura in tutto il creato che è capace di amare un'altra persona per quello che è, non per come la vediamo o per come ci ama. Non siamo né animali né piante, noi possiamo amare anche senza essere ricambiati. E credo che sia la cosa più bella dell'amore.

In “Rotary Club of Malindi” lei ne parla spesso.

Sì e il pubblico lo capisce. E' un disco nato da una mia forte depressione, ma è molto più ottimista del “Lanciatore di coltelli”, per fare un esempio, dove invece aleggiava un grande dolore.

Forse è un po' malinconico, non trova?

Sì, ma mi prendo pure in giro, come in “Tango di rango”. Riesco persino a parlare con mia madre, che è appena morta, ma con una dolcezza semplicissima, senza disperazione. Ecco, sono cose piaciute molto. Che io non abbia marcato le tinte, come ho fatto spesso in passato, che sia stato più lineare.

Intervista di Renato Tortarolo – IL SECOLO XIX – 23/04/2004

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