NOTE ANAGRAFICHE ESSENZIALI

di ALESSANDRO GORGONI

Nome: Alessandro Giovanni Battista

Cognome: Gorgoni

Nato: 10 agosto 1943

Località: Tribiano (MI)

Residente: Pordenone (regione Friuli - Venezia Giulia)

Sesso: maschile

Altezza: cm. 185

Peso: non conosciuto; stimato (a ragione) oltre i kg. 135

Occhi: castani

Capelli: castano-canuti

Barba: id. c. s.

Baffi: id. c. s.

Stato civile: coniugato (felicemente) dal 26 aprile 1971 con Maria Francesca Scaramuzza

Figli: 2, Guido (10.2.73) e Giovanni (28.3.80)






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LE VITE

Vita cromosomica: figlio di ragionieri, salentino il padre camuna la madre.

Note: mezzosangue di pura razza bastarda felice di apprezzare con pari gusto piatti quali "rise patan'e'cozze" (riso patate e cozze) oppure "pulenta e cassœla" (polenta con un umido di cotenne, costicine, salsiccette di maiale e verze) o anche, dopo il matrimonio, "muset e brovada" (cotechino con rape sottaceto).

Vita residenziale: girovago

infanzia dapprima a Tribiano (MI), in campagna; poi a Milano (via Arpesani); poi nelle prealpi a Canzo (oggi provincia di Lecco) sopra "quel ramo del lago di Como"; poi in campagna, a Mulazzano (allora provincia di MI - oggi di Lodi), nella zona delle risorgive della bassa lombarda;

adolescenza a Milano, passando dalla periferia (via Valvassori Peroni, zona Città Studi) alla cerchia interna dei Navigli (via Caminadella e poi via Conca del Naviglio, zona via De Amicis - corso Genova).

giovinezza a Milano, poi a Melzo (MI), di nuovo in campagna; infine il matrimonio e il trasferimento a Pordenone;

maturità a Pordenone;

vecchiaia da decidere una volta svezzati i figli (decisione difficile causa scarsa conoscenza dell'età di svezzamento).

Note: indifferenza ai traslochi, anche perché convinto che dopo averne fatti tanti da facchino il prossimo lo farà certamente da trasportato.

Vita scolastica: scarsamente encomiabile; è comunque riuscito a carpire

diploma maturità classica c/o il collegio S. Carlo di Milano;

laurea giurisprudenza c/o U.C.S.C. - Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano - con tesi sul "Delitto tentato".

Note: gli studi effettuati c/o i preti gli hanno conferito totale impermeabilità ai dettati delle autorità ecclesiali (e non solo di quelle).

Vita militare: naja di 15 mesi presso l'82° Rgt. Fanteria "Torino", di stanza a Gorizia, con trasferimenti temporanei a Trieste, Treviso e Travesio; mortaista da 81 mm. e aiuto-furiere, congedato nel maggio 1971 con il grado di caporale.

Note: le "note caratteristiche personali" riportate sul "ruolino" della Compagnia all'atto del congedo recitano: "soggetto totalmente inadatto alla disciplina militare, se ne sconsiglia il richiamo anche in caso di conflitto". Sono state scritte di suo pugno.

Vita lavorativa: */!*/!!**//!!!

funzionario di una compagnia assicurativa specializzata nei rami del credito e delle garanzie fidejussorie (nel nordest quest'ultimo termine viene a fatica pronunziato con una serie di sufolamenti che si incagliano sullo "juss"), poi di un'associazione territoriale di categoria fra piccole e medie industrie — l'API di Pordenone — ;

dirigente di impresa metalmeccanica (una fabbrica di trapani con la "t" minuscola) poi direttore dell'API di Treviso;

consulente da 12 anni (professione attuale) con brevi periodi di soggiorno a Lisbona, Parigi, Bordeaux, Londra, Bruxelles, Lussemburgo e lunghe permanenze (10 doppie trasvolate andata e ritorno di 12 ore cadauna — ma per fortuna non c'è stata caduta — nell'arco di 5 anni) in Argentina a Buenos Aires, Mar del Plata, Cordoba, Santa Fé, Rosario, Esperanza, Cañada de Gomez, Mendoza, ecc., con molte digressioni anche in altri piccoli centri minori delle quattro province.

Note: che dire: "Che (s)s'ha d(d)a fa pe'(c)campà". Ma alla fine ne è valsa la pena. In Argentina ha frequentato comunità italiane di emigrati friulani, veneti, lombardi, piemontesi, marchigiani e siciliani che sovente hanno mantenuto i dialetti di fine '800 dei rispettivi paesi di provenienza. Non vi sono, comunque, stati problemi di comunicazione perché il "castellano" parlato in Argentina è una lingua romanza ispanica che assomiglia moltissimo al dialetto veneto (nei vocaboli, nelle accentazioni e nell'inflessione).

Vita politica: fondatore e unico tesserato del partito anarchico-indipendente-nonviolento (lo Statuto ne sbarra l'accesso a chiunque altro), ove tutte le decisioni vengono sempre prese in modo assolutamente democratico, all'unanimità.

Note: meglio tacere per evitare prevedibili accuse di "qualunquismo"; crede che quelli politici siano problemi da trattare con la propria coscienza, non con quella degli altri e che nessuna religione-idea-ideologia, cioè nessun principio esterno alla coscienza di ciascuno (per quanto sublime) possa essere addotto a scusante per decidere dei destini del prossimo.

Vita sportiva: prima di perdere la maggior parte della sua capacità motoria per il prevalere della legge dei gravi (che si muovono solo se cadono), oltre al calcio ha praticato nuoto, basket, alpinismo, ping pong e ... mandibolazione. Dismessa progressivamente la pratica delle prime quattro discipline, dal 1990 si dedica esclusivamente alla mandibolazione dei solidi con intrusione di liquidi mediterranei alcoolicamente qualificati che non siano frutto della fermentazione eruttiva di misture cereali. Nel 1949, a 6 anni non ancora compiuti, ha assistito al derby Inter-Milan terminato sul punteggio di 6 a 5 a favore dell'Inter dopo che quest'ultima era stata in svantaggio per tre volte: a tutt'oggi ha il (bel) coraggio di proclamarsi interista ("l'Inter è grande e HH è il suo profeta", anche se tutto ciò puzza sempre più di archeologia; nonostante Moratti l'Inter di oggi è rimasta una squadra di "Pellegrini").

Note: da quando ha abbandonato l'alpinismo sono cessate le apparizioni dello "yeti delle dolomiti" come pure si sono arrestati numerosi movimenti franosi di cui gli esperti non riuscivano a individuare le cause.

Vita culturale: a scartamento ridotto; ma a suo parere le arti "apprezzate" vanno anche "praticate" a livello personale nella serena consapevolezza dei propri limiti.

arti visive: per scarsa propensione alla fruizione visiva passiva non mette piede in un cinema, se non del tutto occasionalmente, da circa trent'anni e si reca a teatro solo per vedere Beppe Pambieri, amico e compagno di studi sin dal ginnasio; può apprezzare la pittura purché le opere da ammirare non si trovino in una pinacoteca assieme a mille altre (ciascuna con la sua targhetta esplicativa come in un cimitero militare). Nutre seri dubbi sui "canoni" dell'architettura moderna e alla scultura preferisce la produzione artigianale di vasellame fittile (sì alla terracotta no alla porcellana).

Note: dispone di alcune macchine fotografiche, anche di pregio storico, ma non è capace di usarle. Paga regolarmente il canone alla RAI TV perché ha constatato che il televisore acceso è l'unico sonnifero a effetto immediato con trascurabili effetti collaterali.

musica il poco tempo a disposizione lo può dedicare solo ai canti afroamericani (spirituals, work-songs, blues delle origini = del delta, ballate, primi complessi New Orleans) o alla musica andina; ciò indica una propensione innata per le scale pentatoniche (che pare siano fra le più antiche). In linea di massima preferisce le voci nere femminili (Bessie Smith; Mahalia Jackson; Odetta) agli strumenti, eccezion fatta per la tromba di Louis Armstrong. Può apprezzare anche altre musiche, oggi dette "etniche", purché non si tratti di lambiccati rifacimenti di laboratorio (immediatamente distinguibili perché nauseose quanto le false ricostruzioni di Creta). Non è particolarmente attratto dalla musica classica mentre per la lirica, soprattutto per le sue "voci" — frutto di tanti anni (mal spesi) di studio e applicazioni contro natura —, prova autentica ripulsa. Come Carlo Emilio Gadda ritiene che la corretta pronunzia di "Wagner" debba suonare come quella di "Agnese". Il massimo dell'abominio musicale è per lui raggiunto dall'operetta. Le voci e i suoni cornamusali della musica rock bianca degli ultimi decenni, infine, gli risultano affetti da straziante isteria progressiva di natura celtica.

Note: quando l'archetto tocca le corde di un violino gli pare di essere da un dentista che lo stia torturando "a nervo scoperto". Per riaversi strimpella di nascosto chitarra, armonica a bocca, kazoo e banjo. Possiede un autentico "charango" boliviano fatto con la corazza dell'armadillo di cui va molto fiero.

danza: stante una sua generale scarsa attenzione al fenomeno, quella "in calzamaglia" o in svestimenti consimili, classica o moderna che sia, gli procura disturbi (tipo "psoriasi") almeno pari a quelli generatigli da un ossedente coro verdiano; quanto a quella moderna, essendo l'interesse limitato alle ballerine, quelle nere, anche se anziane ed appesantite, gli pare ballino in modo armonioso e naturale mentre quelle bianche sanno solo scavallare oscenamente.

Note: da anni al Protezione Civile gli ha notificato la proibizione assoluta di ballare anche un semplice "liscio".

letteratura come molti si è laureato in giurisprudenza perché le lettere antiche difficilmente gli avrebbero dato di che campare. Ama ovviamente i classici greci e latini e la letteratura russa. Fra i contemporanei (che ha avuto il tempo di leggere) prova una venerazione al limite del paranoico per Carlo Emilio Gadda, cosa che lo ha spinto ad approfondire la letteratura "milanese" dialettale e non (Maggi, Porta, Dossi, Rovani, Tessa), e per Solzenicyn, che è costretto a leggere in francese (scrivendone la traduzione) poiché tutte le opere successive all' "Arcipelago Gulag" (vedi il ciclo de "La Ruota Rossa") non sono state tradotte in italiano. La cosa non è inspiegabile laddove si ponga mente all'immondo linciaggio cui gli intellettuali della sinistra organica italiana lo hanno sottoposto dopo che gli venne conferito il Nobel. Recentemente è stato documentato che la campagna denigratoria era stata orchestrata dal KGB anche nel nostro paese, con non poche autorevoli connivenze. Conosce poco degli autori attuali italiani avendo ancora molte lacune su quelli del passato, non disponendo di tempo sufficiente per poter leggere tutto ed essendo poco aiutato dalla critica a operare le inevitabili scelte. Ritiene sia più difficile scrivere un racconto accettabile che non una poesia e non tollera gli scritti improntati all'estetica ritenendoli un espediente di maniera letterariamente lassativo.

Note: Spera che la sua volontà di colmare i vuoti di conoscenza non appena in quiescenza non venga frustrata dal naufragio definitivo dell'INPS. Per la previdenza integrativa non ha più tempo.

Last modify 29/05/2001