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LO STORICO RACCONTA LA VERA STORIA DI WALERJAN WRÖBEL|


ANNO SCOLASTICO 1996/97


CLASSE TERZA C

progetto prevenzione del disagio giovanile e della dispersione scolastica


LO STORICO RACCONTA

LA VERA STORIA DI WALERJAN WRÖBEL


Relazione per l'esame di licenza

ricostruita dagli alunni

Tommaso Balletta, Massimiliano Brotto, Alberto Marchiori, Luca Trentin


insegnanti Marina Martini e Elvi Morchi, incaricata del progetto





Walerjan nasce a Falkow in Polonia, il 2 Aprile 1925, figlio primogenito del muratore Josef WRÖBEL.

Nella sua infanzia, trascorsa a casa dei suoi genitori con un fratello e una sorella, non pare succedere nulla di particolare e, come tutti, all’età di sette anni, Walerjan entra nella scuola elementare. Non doveva essere molto bravo dato che dovette lasciare la scuola all’età di quattordici anni perché aveva superato il limite d’età. senza nemmeno avere conseguito la licenza elementare. Secondo i suoi amici, egli era un ragazzino vivace e sveglio, per nulla chiuso in se stesso e disponibile con tutti, con cui si rideva e si scherzava sempre. Forse però non era troppo intelligente o forse non amava la disciplina.

Si mise a lavorare: coltivava, assieme alla sua famiglia, l’ettaro di terra che era di loro proprietà..

Quando scoppiò la guerra tedesco-polacca aveva appena quattordici anni e certo non partecipò a nessuna organizzazione di resistenza, anche perché non sapeva nemmeno che esistevano.

Nel momento in cui le sparatorie si fecero troppo gravi si rifugiò nel bosco assieme alla sua famiglia. Dopo alcuni giorni, uscì dal bosco e si trovò con la sua casa bruciata.

Walerjan e la sua famiglia andarono allora in un paese vicino.

Passò del tempo di cui non abbiamo notizie: sappiamo solo che la Polonia era sottomessa ai Tedeschi e i suoi abitanti non vivevano bene. Certamente nemmeno la famiglia di Walerjan se la passava bene, lontana da casa e con dei figli piccoli. Ad un certo punto troviamo che il ragazzo va a lavorare in Germania.

Ci sono due possibilità di interpretazione di questo fatto: la prima è che WRÖBEL sia andato lì per cercare una fonte di guadagno perché in Polonia c’era molta fame e i tedeschi promettevano pane, cibo e tutto quello di cui avevano bisogno, in cambio di lavoro. La seconda è che sia stato deportato a forza dai nazisti, ma tutto fa pensare che Walerjan sia andato di sua spontanea volontà., forse per mezzo di un ufficio di collocamento. Arriva a Brema e viene mandato a lavorare nella fattoria della vedova M.

Abitava in un lager con tanti compaesani, ma credeva che le baracche fossero dei casolari. Durante il giorno andava a lavorare nella fattoria.

Aveva 16 anni e subito mostrò di avere bisogno di assistenza medica. WRÖBEL pesava soltanto 50 kg, era di media statura e di corporatura fragile Già dopo pochi giorni che si trovava in stato di prigionia, non gli bastava più il cibo e il lavoro era troppo per lui.

Dopo aver chiesto di tornare a casa, provò a tentare la fuga una prima volta: aveva nostalgia di casa, disse, ma quando fu ripreso, fu rimesso a lavorare.

Dopo dieci giorni prese scarpe da contadino, alcune camere d’aria da bicicletta, un vecchio zaino, diede fuoco al fienile e scappò, ma fu fermato e picchiato dal responsabile della fattoria accanto, che era polacco. Poi fu arrestato e venne posto sotto processo.

Quando fu il momento di attuare il processo, WRÖBEL si trovò davanti a molti nemici. Il dibattimento si svolse in solo tre ore e venticinque minuti e Walerjan venne accusato, dopo molti ribaltamenti di situazione, di aver commesso un atto di sabotaggio contro l’esercito tedesco, che considerava la fattoria importantissima.

In verità sia la corte, sia l’accusa che la difesa, che cercò solo di evitare la peggiore fine per WRÖBEL, paiono d’accordo tra di loro.

Il ragazzo infatti, non essendo di razza ariana e inoltre polacco, non poté usufruire della legge per i reati compiuti dai minorenni e venne condannato a morte, malgrado l’età e i dubbi sulla sua capacità di intendere e di volere. A Walerjan vennero attribuiti aggettivi come “ragazzo un po’ tardo”, “soggetto infantile” , anche dai suoi stessi accusatori. Ma c’era bisogno di un esempio e il tribunale riuscì a manipolare il processo e a dare un esempio di supremazia del popolo tedesco e di quello che sarebbe potuto succedere a chiunque avesse provato a compiere azioni simili, decise definitamente la pena di morte per Walerjan.

Dopo la richiesta di grazia formulata dalla difesa, la corte suprema riesaminò il caso ma, malgrado molti tentennamenti, riconfermò la pena di morte.

E’ stato detto che le condanne a morte contro i polacchi siano in state in quel periodo unaregola ed eseguibili senza alcuna indulgenza.

WRÖBEL ascoltò con calma tutta la sentenza e chiese se era possibile scontare la condanna in un altro modo, per tornare dai suoi genitori, ma gli ispettori gli dissero che ormai la sentenza era definitiva.

WRÖBEL fu portato nella cella d’attesa senza ribellarsi.

Chiese alla guardia di potere avere una foto sua per poterla spedire alla famiglia perché sapeva che non l’avrebbero più visto.

WRÖBEL fa molta pena: ci appare ingenuo e molto fragile. Pensava di non venire condannato a morte, perché dopo aver dato fuoco al fienile aveva anche aiutato ad estinguerlo e continuava a ripeterlo.

WRÖBEL diceva anche che non era felice di morire prima dei vent’anni perché non aveva avuto ancora niente dalla vita.

Durante la sua ultima notte il ragazzo fumò, mangiò e scrisse una lettera ai suoi genitori e ai fratelli. Tutto il comportamento di WRÖBEL indicava una forte nostalgia.

Quando, alle quattro del mattino ricevette la comunicazione che doveva essere portato fino al luogo dell’esecuzione, rimase tranquillo per il resto del tempo, anche se si emozionò durante il suo ultimo cammino e venne confortato dal parroco.

Arrivò nel luogo del supplizio, fu consegnato alle autorità e in cinque secondi la sua testa cadde .La salma fu consegnata all’istituto di medicina di Amburgo.

La sua eredità fu spedita ai suoi genitori.

Fu data larga pubblicità alla sua morte, con articoli sui giornali e manifesti colorati di rosso, appesi per tutta la città.

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