La Città di Bassano vive uno degli eventi culturali più attesi degli ultimi anni. Un'importante mostra, frutto della collaborazione tra l'Ermitage e il Museo Civico, vede riuniti quaranta dipinti del cinquecento veneto, la maggior parte dei quali acquistati dall'Imperatrice Caterina II e restaurati per l'occasione.


Cinquecento Veneto

Dipinti dall'Ermitage

Bassano del Grappa,
Museo Civico,Piazza garibaldi
8 Aprile-19 Agosto 2001
Barcelona, Museu Nacional d'Art de Catalunya settembre -dicembre 2001

Sacra Conversazione di Bonifacio Veronese

Call center, numero verde 800 712 722
sito internet:
www.cinquecentoveneto.it

Sono nomi eccellenti quelli degli artisti che nel ‘500 resero famosa la pittura veneta quali Giorgione, Tiziano, Lotto, Cima da Conegliano, Tintoretto, Jacopo dal Ponte detto il Bassano e tutta la famiglia dei Dal Ponte.
Straordinari maestri della nostra pittura di cui vengono presentate quaranta opere - per la maggior parte mai esposte in Italia - provenienti dal prestigioso Museo dell’Ermitage di San Pietroburgo.

La mostra, che nasce da un intenso rapporto di collaborazione e scambio tra il Museo russo e il Museo di Bassano, individuato e omaggiato dall’Ermitage quale primo museo civico istituito nel Veneto, darà infatti modo agli studiosi di confrontarsi con opere di sommi artisti appositamente restaurate e con nuove interessanti attribuzioni - rivalutando anche alcuni autori meno noti al loro massimo livello qualitativo - e sarà l’occasione per il più vasto pubblico di soffermarsi sulle particolari atmosfere ispirate dai ritmi e dai paesaggi dell’entroterra veneziano.



Un’occasione unica per rileggere dunque - attraverso una scelta di significativi dipinti di uno dei più grandi musei del mondo - le principali tendenze e le diverse anime della pittura del XVI secolo a Venezia e nella terraferma, con numerose sorprese e novità anche sul piano scientifico

Ecco perché come immagine della mostra - che a settembre sarà in seconda sede a Barcellona al Museu Nacional d’Art de Catalunya - i curatori Irina Artemieva e Mario Guderzo hanno scelto una Sacra Conversazione di Bonifacio Veronese - vero capolavoro e opera-chiave dell’artista, un tempo attribuita addirittura a Giorgione.- ove la lettura lirico-narrativa del tema e il paesaggio sul fondo sono aspetti che in generale costituiscono un leit motiv del rinascimento veneto.
L’opera - appartenuta alla collezione Walpole prima di essere trasferita all’Ermitage - giunge per la prima volta in Italia, così come un altro dipinto di tema sacro del famoso allievo di Palma il Vecchio: l’Adorazione dei Pastori. Il suo recente restauro dà modo di ammirare la personale interpretazione da parte di Bonifacio del colorismo veneziano evidenziando una fredda gamma argentea, mentre il soggetto scelto, particolarmente diffuso all’epoca, viene proposto dall’artista con una nuova lettura ove il "sublime ideale si annoda con naturalezza alla vita concreta".
E così dopo una significativa "premessa" con Marco Basaiti (allievo del Vivarini) di cui è presentata un Compianto sul Cristo deposto mai uscito prima d’ora dall’Ermitage e con Cima da Conegliano - la cui bellissima Madonna con il Bambino evidenzia, accanto ad influenze belliniane, i primi accenni della nuova percezione romantica del paesaggio – il percorso espositivo entra nel vivo del nuovo "sentire".
L’affermarsi del gusto giorgionesco nella generazione dei pittori veneti del Cinquecento emerge confrontando alcune delle opere in mostra con la bellissima Madonna con il bambino in paesaggio del grande artista di Castelfranco; un’opera che da oltre dieci anni il pubblico italiano non aveva modo di ammirare, in cui emerge uno dei temi fondamentali della creatività di Giorgione - l’armonia dell’essere umano con la natura circostante - e dove il paesaggio, dal dettaglio dei primi piani alla sintesi panoramica di fondo, è sicuramente uno tra i più belli che il pittore abbia creato.

Questo stesso tema viene affrontato da Palma il Vecchio in un’opera tarda - Madonna con il Bambino in un paesaggio - che mostra un felice compromesso tra le potenti forme di vitalità di Tiziano, cui ormai Palma guarda con insistenza, e il lieve sentimentalismo del mondo spirituale tipico dei suoi eroi.

Nell’opera dell’Ermitage Palma conserva infatti nelle caratteristiche psicologiche dei personaggi - che pure acquisiscono una forte plasticità espressiva - quella sfumatura di malinconia ereditata chiaramente da Giorgione, quella stessa malinconia che non possiamo non notare nell’opera giovanile di Paris Bordon, Sacra Famiglia con Santa Caterina, in mostra a Bassano: nel muto dialogo tra la Madonna e la Santa, nello sguardo concentrato di San Giuseppe che tiene con premura il Bambin Gesù.

 Con Lorenzo Lotto la mostra di Bassano raggiunge uno dei suoi vertici, rivelando straordinariamente la Sacra Famiglia con Santa Giustina - restaurata per l’occasione - come un’opera di rarissima e finissima elaborazione coloristica.

Mai prestato prima d’ora, il dipinto - che in passato era stato sottovalutato dalla critica, proprio a causa del suo cattivo stato di conservazione - appare ora come un’opera pienamente autografa e di grande efficacia nel corpus pittorico dell’artista (unica versione di questo soggetto con Santa Giustina al posto di Santa Caterina) realizzata presumibilmente negli anni della sua permanenza a Venezia.

In Lotto comunque la tradizione figurativa veneziana si armonizza e si fonde con le maniere artistiche delle scuole del centro Italia, come risulta chiaramente in un’altra opera presente a Bassano: Cristo conduce gli apostoli al monte Tabor, parte di una predella d’altare per Santa Maria di Castelnuovo a Recanati.
Sempre per quanto concerne il tema sacro, spiccano in questa importante esposizione Paolo Veronese e Jacopo Tintoretto. Di Veronese l’Ermitage presta quattro opere di cui una sola - la Resurrezione di Cristo - già presentata precedentemente in Italia (a Milano nel 1990), mentre di Tintoretto al Museo di Bassano sarà possibile ammirare un dipinto di grande intensità, attribuibile definitivamente alla mano del pittore veneziano grazie ad un attento restauro che, avviato nel ’97 si è concluso lo scorso anno.
Si tratta di un San Giorgio uccide il drago che può essere avvicinato all’analoga composizione presente alla National Gallery di Londra e che costituisce una delle tante novità che la mostra della città dei Dal Ponte offre; novità e rivelazioni che non mancano neppure nelle opere di tema profano presentate nell’occasione.

 In quest’ambito, in particolare, spiccano i ritratti e primi fra tutti l’Autoritratto di Domenico Capriolo, celeberrimo esempio di questo genere, e il Ritratto di un giovane che la curatrice attribuisce al pennello di Bonifacio Veronese: opera di alta classe che per la prima volta esce dall’Ermitage e che rivela, nel tentativo di addolcire i tratti fisionomici del giovane, una vicinanza dell’autore alla cerchia di Giorgione.
Il pittori che vengono dalla terraferma veneziana sanno imprimere comunque nel corso del XVI secolo, anche nella ritrattistica, un sentire e un gusto pittorico con peculiarità e connotazioni proprie, distaccati dalla resa aulica - "da parata" - della città lagunare nella quale inevitabilmente penetrano.

 Nel Ritratto di famiglia di Bernardino Licino, in quello di una Dama con il figliletto di Paris Bordon fino al Ritratto di Tomà Giunta di Benedetto Caliari, così come nell’opera, tra le più convincenti, di Domenico Robusti - che ritrae un personaggio maschile, forse Francesco Bassano - la capacità dei maestri veneti di donare valore alla persona senza idealizzarla, assicurando un’estrema somiglianza, appare chiarissima e trova la sua espressione più alta in un importante dipinto da camera di Giovanni Moroni. L’artista bergamasco cui notoriamente spetta un ruolo significativo nello sviluppo di questo genere in terraferma e in particolare nella zona lombarda del Veneto non si limita infatti in quest’opera alla sola concezione realistica o naturalistica ma mostra anche grande capacità nella resa psicologica del personaggio.
Un interesse particolare potranno infine suscitare il supposto Autoritratto di Paolo Veronese, appartenuto alla prestigiosa collezione Crozat e mai esposto nel nostro paese; il prezioso olio che rappresenta il Ritratto di un bambino con balia - opera di alto livello artistico sulla cui paternità ancora gli studiosi si stanno confrontando e che in mostra verrà proposto come un Moretto da Brescia – e il famoso Ritratto di fanciulla con cappello piumato di Tiziano, autore eccezionalmente importante e determinante nel genere del ritratto ma che propone tuttavia pochi soggetti muliebri.

In quest’opera, in cui taluno ha voluto scorgere il ritratto della sua amante, Tiziano mostra tutta la sua originalità pittorica  

Momento particolare di questa grande mostra - promossa dalla Città di Bassano del Grappa e dall’Ermitage, con il contributo e il patrocinio del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, del Ministero degli Affari Esteri e della Regione Veneto, ed organizzata da Villaggio Globale International s.r.l. - è ovviamente l’omaggio, inevitabile e prezioso, a Jacopo Bassano e a tutta la famiglia dei Dal Ponte che nella cittadina veneta avviarono nel XVI secolo una fiorente bottega.

A fare da contro canto alla ricca e importante sezione del Museo Civico di Bassano riservata alla nota famiglia di artisti - sezione che nell’occasione diverrà parte integrante del percorso espositivo - tornano dunque, dopo cinque secoli, nella cittadina in cui erano stati pensati e realizzati, alcuni dipinti particolarmente significativi di proprietà dell’Ermitage: una decina di opere tra le quali spiccano il rarissimo bozzetto che Jacopo aveva realizzato per la pala d’altare della Chiesa Ognissanti di Treviso, raffigurante I Santi Fabiano, Sebastiano e Rocco.

L’esistenza di un bozzetto risulta particolarmente importante tanto più che la variante completa del quadro - attualmente al Museo di Treviso – fu ampiamente mutata meno di trent’anni dopo la sua esecuzione e il bozzetto dell’Ermitage supera di molto per integrità e qualità esecutiva l'opera di Treviso.

L’adorazione dei Magi realizzata da Jacopo con l’aiuto di Francesco Bassano probabilmente negli anni ’60 e che giunge anch’esso per la prima volta in Italia è significativa poiché del medesimo soggetto esiste un’altra famosa versione al Museo di Bassano (recentemente attribuita alla bottega dei Dal Ponte) con la quale sarà possibile e utile un confronto. Di Francesco oltre a due opere della serie delle Stagioni e ad una notevole Moltiplicazione dei pani e dei pesci spicca il bozzetto presentato al concorso bandito per la Sala del Maggior Consiglio di Palazzo Ducale - Paradiso - che solo in quest’occasione lascia le sale dell’Ermitage. Infine nella produzione artistica di Leandro poche sono le opere del livello esecutivo del Cristo portacroce, che - pur realizzato su lavagna - occuperà un posto di rilevo nell’affascinante snodarsi di questa irripetibile esposizione. 

(estratto)







.



 



















Ultima modifica: 18/05/2001