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MUSICA

18 luglio 2003: Stadio a Vedelago

...e Tony mi dice: "perché non andiamo a vedere gli Stadio? ".
Già, perché no? Dammi mezz'ora, mi lavo, mi vesto,... Un'oretta e mezza dopo vaghiamo per le campagne della marca trevisana, nelle stradine amene che attraversano le fonde, finché, come direbbero AG&G, "Tel chi, el telùn"!

Breve coda, si sentono le prove, entriamo in massa (beh, in mucchio), e capiamo perché, nella festa paesana di Vedelago, c'era chi s'era portato le sedie. Si, ho ancora l'età per affrontare un intero concerto in piedi...

C'è un ragazzo che prelude i nostri ospiti, mezzo 883, mezzo Ligabue, mezzo Stadio e mezzo qualcos'altro... non è malissimo.

Tony mi racconta che il pupazzetto attaccato al leggio è il regalo di una fan paraplegica. È sempre là appeso.
Il ragazzo prelude a "Allo Stadio", che viene continuata alla grande dai nostri.
Siamo contenti. Sono contenti. Gaetano è tornato alla grande, dopo l'ictus che gli ha dimostrato il grande affetto dei suoi fans (dopo lo dirà, che "Ho bisogno di voi"): tonnellate di lettere ed e-mail per tutto il periodo ospedaliero...

Canta bene, canta forte, con la sua voce un po' roca. Racconta di storie normalissime, in un mondo (in un'Italia) che di normale ormai ha poco. La musica è un buon rock, qualche volta persino un po' reggae, un po' pop, un po' blues, un po'... mai molto. Il "solo" migliore è di Andrea, buona chitarra. Bravi anche gli altri, la tromba ci sta bene, tastiera e basso idem, eccetera.

Già, perché sono qui? Li ho già visti cinque anni fa, questi compagni di giochi che ridono e si divertono sul palco. Non è un gruppo epocale, probabilmente senza di loro il rock italiano vivrebbe benissimo lo stesso, non ce ne accorgeremmo della loro assenza... Però... Aspettate: cerco di dirvi qualcosa che sento dentro: a me "Il Ciclone" è un film che è piaciuto moltissimo. Potremmo vivere senza Pieraccioni? Il cinema nazionale, forte di Fellini, Zeffirelli, Loi, Pasolini, eccetera, sarebbe sopravvissuto senza "Il Ciclone"? Probabilmente si. Ma a me mancherebbe davvero qualcosa. Qualcosa di divertente, un po' poetico, un po' dolce, un po' romantico, un po'... mai molto. Se non ci fossero gli Stadio a me mancherebbe qualcosa. Mancherebbero "Grande figlio di puttana", "Chiedi chi erano i Beatles", "Generazione Di Fenomeni", "Stabiliamo Un Contatto", "Dammi 5 Minuti", "Un disperato bisogno d'amore", "Lo Zaino" e tutte le altre che ci fanno ascoltare. Mancherebbe "Ballando Al Buio", che viene cantata da tutti, e qui ci si commuove sul serio.

Già, perché ci si commuove? Lo capisco con "La faccia delle donne", col simpatico teatrino di Gaetano-Gaetano e Gaetano-Vasco: Gaetano-Gaetano, cioè Gaetano, è uno di noi, un eterno ragazzo con una grande fortuna, quella di saper cantare (bene) le cose che sente e che vede tutti i giorni... le cose che sentiamo anche noi. Amore, sesso, amicizia, cose semplici, forse trite (cuore, amore, mamma, capanna?), che però ci vuol coraggio a tirar fuori del cappello: bisogna esporsi. In fondo noi siamo bravi guaglioni, un po' spacconi, però "[...]noi vogliamo e cerchiamo/in ogni donna un'amica/e se poi ci ritroviamo/puo' durare anche una vita...[...]".

Gaetano ci sorride, ci invita a battere le mani, a saltare, è uno di noi (lo so, mi ripeto), che è finito sul palco, ci invita al suo fuoco in riva al mare, cantiamo assieme, ridiamo assieme, balliamo assieme.

Il bis è di quattro canzoni, il bis-bis è inatteso anche per loro: Gaetano esce con la bottiglia d'acqua in mano e "una canzone solo per voi". Ci dice "... se lo sapesse il mio medico...", poi torna a sorprenderci (già, due volte in un'unica serata), ci domanda di essergli vicini ("[...]e se alle volte poi cado ti prego/sorreggimi, aiutami/a capire le cose del mondo[...]")... e gli amici, tantissimi, in coda dopo il concerto davanti al camerino, non domandano altro.

Andrea Barbazza

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