PARLAMENTO ITALIANO

Seduta di giovedì 9 agosto 2001


ANTONIO DI GIOVINE
Prefetto di Genova

EMILIO DI SOMMA
Vicedirettore del dipartimento dell'amministrazione penitenziaria


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BOZZA NON CORRETTA

COMMISSIONI RIUNITE
I (AFFARI COSTITUZIONALI, DELLA PRESIDENZA DEL CONSIGLIO E INTERNI) DELLA CAMERA DEI DEPUTATI E 1a (AFFARI COSTITUZIONALI, AFFARI DELLA PRESIDENZA DEL CONSIGLIO E DELL'INTERNO, ORDINAMENTO GENERALE DELLO STATO E DELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE) DEL SENATO DELLA REPUBBLICA

COMITATO PARITETICO

INDAGINE CONOSCITIVA


Seduta di giovedì 9 agosto 2001


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La seduta comincia alle 9,40.

Indagine conoscitiva sui fatti accaduti in occasione del vertice G8 tenutosi a Genova.

(Il Comitato approva il processo verbale della seduta precedente).

Audizione del prefetto di Genova, Antonio Di Giovine.

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca, nell'ambito dell'indagine conoscitiva sui fatti accaduti in occasione del vertice G8 tenutosi a Genova, l'audizione del prefetto di Genova, dottor Antonio di Giovine.
Prima di dare inizio all'audizione in titolo ricordo che l'indagine ha natura meramente conoscitiva e non inquisitoria.
La pubblicità delle sedute del Comitato è realizzata secondo le forme consuete previste dagli articoli 65 e 144 del regolamento della Camera, che prevedono la resocontazione stenografica della seduta. La pubblicità dei lavori è garantita, salvo obiezioni da parte di componenti il Comitato, anche mediante l'attivazione dell'impianto audiovisivo a circuito chiuso che consente alla stampa di seguire lo svolgimento dei lavori in separati locali. Se non vi sono obiezioni da parte di alcuno, dispongo l'attivazione dell'impianto audiovisivo a circuito chiuso.
Pertanto, l'impianto può essere attivato.
Saluto il nostro ospite e lo ringrazio per aver accolto l'invito. Lei, signor prefetto, è stato convocato da questo Comitato al fine di riferire allo stesso i fatti a sua conoscenza, o a conoscenza dell'ufficio che lei presiede, in riferimento ai fatti di Genova in occasione del G8.


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Le do senz'altro la parola.

ANTONIO DI GIOVINE, Prefetto di Genova. Grazie, signor presidente, onorevoli membri del Comitato. Ho anticipato ieri l'invio di alcuni documenti, che si compongono di tre fascicoli di una storia, la quale ha anche un titolo: «Verso il G8». Una storia che è stata scritta dal mio ufficio, man mano che passavano i mesi, o le settimane. Pensammo di adottare il sistema del diario proprio per non perdere di vista la preparazione del G8, durante il lungo tempo che avremmo dovuto vivere.
Iniziammo il 4 dicembre 1999, senza, ripeto, perdere la memoria, ma anche senza correre il rischio che non venissero evidenziati eventuali contraddizioni o cambiamenti di rotta. Quindi, questi sono documenti d'ufficio, ma sono stati redatti proprio per debito di servizio e di documentazione.
L'ultimo si chiude alla data del 18 luglio, perché in quella data si sono compiuti gli ultimi atti di pianificazione, programmazione e verifica. Questo stacco sta, poi, a significare che per i giorni 19, 20, 21 e 22 luglio, c'è un'altra storia da scrivere. Questa storia verrà scritta, in parte da questo onorevole Comitato, in parte dagli accertamenti dei magistrati, in parte dalle verifiche ispettive disposte dall'Amministrazione e sicuramente in parte anche da chi ha il dovere di critica, di informazione e di comunicazione. In questo momento la stampa, le televisioni, i commentatori, sono tutti per così dire «a caldo». Penso che anche noi, come ufficio, riordineremo questo percorso e, nei limiti della coerenza di cui parlavo prima, l'ufficio sarà in grado di continuare e concludere la storia stessa.
È importante per me esplicitare il desiderio di essere più che trasparente, perché avvertii fin dall'inizio - sono quelle sensazioni che si hanno dopo 41 anni di mestiere - che


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bisognava capire subito quali obiettivi ponesse, una scelta così importante che l'allora Presidente del Consiglio dei ministri mi confidò qualche giorno prima e, successivamente, comunicò pubblicamente alla città, nel corso di una conferenza stampa, tenutasi appunto il 4 dicembre 1999.
Per Genova significava qualcosa di eccezionale. A Genova, ove opero da sei anni, si sono vissuti gli ultimi anni immersi in una serie di problemi enormi dal punto di vista dell'economia, del lavoro, delle certezze e, ancora adesso, si vive un momento di particolare drammaticità per il futuro industriale: mi riferisco alla siderurgia di Genova. Genova aveva alle spalle un'esperienza non compiuta di celebrazioni colombiane: non compiuta dal punto di vista della progettualità, della redditività, della gestione di alcuni «gioielli», che si erano recuperati, quali il Palazzo ducale, i magazzini del cotone, il teatro Carlo Felice. Cercava, quindi, per così dire, di «piazzare il prodotto», in vista della réclame che il 2004, anno in cui sarà città europea della cultura, avrebbe indotto sul recupero di un immenso patrimonio artistico e culturale della città. Capisco che, dopo, la delusione è stata fortissima. Per fortuna nessun bene artistico o culturale è stato sfiorato, non solo dalle violenze che si sono registrate nei giorni dell'evento, ma neanche prima, sia pure sotto forma di attentati dimostrativi, di scritte sui muri quant'altro.
Questo fu il clima. Per fare ciò occorreva una legge e il Governo, il 5 febbraio, presentò un disegno di legge (siamo quindi vicinissimi all'inizio dell'anno 2000) che mutuava qualche riferimento ai precedenti storici in modo particolare alla cosiddetta legge per Napoli, ma che prevedeva molte diversità. Si dovette, pertanto, attendere il completamento dell'iter parlamentare, che non arrivava; allora gli onorevoli deputati e senatori della Liguria si riunirono, sollecitati personalmente


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dal sindaco. Insomma, sapete benissimo che una legge speciale che doveva realizzare cose così urgenti, giunta al mese di giugno lasciava spazio soltanto a 10 mesi per la realizzazione di un impianto per circa 200 miliardi di opere. Si era certi che non fosse la volontà a mancare, ma che in quel momento il Parlamento subisse un certo rallentamento (era in corso la campagna elettorale per le regionali, si preferì non adottare decreti-legge da convertire). Comunque eravamo tutti fiduciosi che la legge sarebbe stata approvata; passò con voto quasi unanime (un solo voto contrario) e cominciammo subito a lavorare; perché l'impianto della legge prevedeva una amplificazione dei compiti del prefetto, la creazione di una struttura di governo presso la Presidenza del Consiglio dei ministri; dovremmo aspettare poi il 2 febbraio dell'anno 2001, quando il Presidente del Consiglio decise di delegare il ministro degli affari esteri a continuare in questa attività, ma la prima fase ha visto sempre la collaborazione, la direzione e la guida della Presidenza del Consiglio dei ministri.
Questo cosa significava? Che per un prefetto, nella qualità anche di commissario del Governo (altra novità fondamentale recata dalle norme che il Parlamento ha di recente approvato), fare da trait d'union era la cosa più naturale e più facilmente percorribile. Ciò perché il prefetto si doveva occupare dei cantieri, dell'accoglienza, servendo la struttura servente, e doveva occuparsi della sicurezza; quindi tre compiti e tre ruoli attribuiti alla medesima persona fisica la quale aveva il Governo come proprio interlocutore e non trascurava di interloquire necessariamente - se non addirittura obbligatoriamente - con tutte le realtà istituzionali locali; quindi non solo con quelle tradizionali come la regione, la provincia ed il comune, ma anche con l'autorità portuale (cosa di non poco rilievo), certamente con la camera di commercio, certamente


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con le associazioni rappresentative delle categorie più significative, che poi si sarebbero trovate a condividere pregi e virtù di un evento internazionale; bisognava poi interloquire con nuovi «contributi», perché la legge n. 149 del 2000, così come approvata nel testo originario, prevede che il prefetto debba avere per quel giorno a disposizione (quindi il prefetto si preordina prima) esercito, aeronautica e marina: non è che tali cose uno le attiene come se fossero auguri di Pasqua o di Natale.
Vi fu una scelta sulla quale si rifletté a lungo, perché poi non bastava dire che sarebbero venuti la marina, aeronautica e l'esercito: chi è più esperto di me (ed io lo sono diventato un pochino strada facendo) sa benissimo che esistono regole di ingaggio, regole particolari. Pertanto quei precedenti di concorso delle Forze armate in servizi di ordine pubblico sono comunque poca cosa rispetto al concorso di tutte le Forze armate; questo vuol dire che anche il Parlamento era consapevole che vi fossero rischi ben diversi dai moti di piazza, ben diversi da ciò che può fare un gruppo violento su strada, ma rischi che sono sempre stati definiti rischi da terrorismo - anche internazionale - o da comportamenti eversivi. Questa è la ragione per la quale il Governo ed il Parlamento preordinano una risorsa, ma fare questo significa dare il tempo alla risorsa di organizzarsi, di distogliersi da interventi per la pace che sono in corso in altri paesi del mondo, di iniziare a preordinare (chiaramente l'organizzazione militare ha tempi consoni con questo tipo di preparazione) e far sì che tanti vertici e tanti livelli di comando, si fondano in un'unica grande ed armoniosa realtà. Di conseguenza vi furono riunioni a non finire, naturalmente sia di natura tecnica sia di natura politica


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(intendo dire in senso stretto), nelle quali si cercava di capire cosa bisognasse difendere e dove bisognasse - come si suol dire - andare a parare.
In alcuni verbali del comitato provinciale per l'ordine e la sicurezza pubblica o di riunioni di servizio (quelli più importanti che avevo a portata di mano li ho già consegnati a questo Comitato) si leggono delle date: eravamo ad agosto! Il 7, l'11 e il 23 di agosto del 2000 stavamo già "pensando positivo" e questo perché? Perché vi era la necessità di verificare, passo dopo passo, le previsioni rispetto all'obiettivo. Perché vi era questa esigenza? Perché bisognava armonizzare l'attività sul territorio, quella della struttura di missione (ricordo che questo organismo era presso il Governo centrale), e la pianificazione della sicurezza non poteva prescindere (come mai sarà possibile) dalla conoscenza dei rischi che ciascun Capo di Stato o di Governo corre prima di tutto nel suo paese. A mio avviso questo aspetto viene ampiamente compreso da un prefetto: tutte le volte che un Capo di Stato viene in visita - anche di piacere - in Italia, siamo a conoscenza in anticipo del programma che si svolgerà in Italia, tra visite formali e ufficiose, e scattano meccanismi di protezione enormi. Questo vuol dire anche che vi è una reciprocità: quando il nostro Capo dello Stato va all'estero subisce lo stesso trattamento. Tutto questo comportava una serie di scelte: i luoghi ove alloggiarli, ove lavorare, ove eventualmente trascorrere il tempo libero - che poi non vi è stato - ed i luoghi per eventi spettacolari (neanche questi vi sono stati). Nasceva quindi il bisogno di progettare la sicurezza che partiva dal levante (Tigullio) e andava a ponente (verso Arenzano): si presentava uno scenario territoriale che era il doppio o il triplo di quello che poi si è


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concretizzato nella realtà. Ecco perché all'inizio vi fu una valutazione di ordine temporale molto diversa e molto più articolata.
In seguito le delegazioni molto lentamente mi fecero conoscere le loro scelte utilizzando il tramite unico del segretario generale della Farnesina, Vattani (come è costume, regola e prassi nel nostro ordinamento amministrativo); arriviamo poi quindi - come ho scritto - a definire che tutti i Capi di Stato e di Governo avrebbero alloggiato su una nave e, a fianco, in un albergo quasi galleggiante, ma in muratura, il Presidente di Stati Uniti d'America Bush.
A questo punto, abbiamo il quadro completo della situazione. Questa è la storia, seppure raccontata velocemente. Ho accompagnato questi primi documenti con un appunto (scusatemi se impertinentemente l'ho chiamato appunto; forse avrei dovuto definirlo relazione, ma è proprio un appunto, una falsariga) in cui ricordo tale percorso così come ve l'ho espresso e naturalmente lo ricordo anche in funzione degli obiettivi che sono stati raggiunti. Infatti, raccontare una storia e non sapere come si è conclusa significa solo provocare curiosità.
Il compito del prefetto era proprio quello di garantire al Governo nazionale e, tramite quest'ultimo, ai Governi dei paesi che compongono il vertice, il risultato della incolumità di tutti i partecipanti, dal giornalista al delegato, dal Capo di Stato al suo seguito, nell'arco di più giorni: non dimentichiamo che era previsto anche un incontro dei ministri degli esteri che avrebbe completato la settimana e che i primi Capi di Stato sono arrivati il 19 luglio; si trattava quindi delle giornate del 19, 20, 21 e 22 luglio. Occorreva garantire l'incontro bilaterale fra Bush e Putin nella giornata di domenica - se ne è parlato poco, ma credo che per loro e per tutto il mondo fosse un


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incontro importantissimo - e assicurare la presenza di altri 13 Capi di Stato e di Governo dei paesi meno fortunati; tutto ciò in un'area della città che non è un box o un recinto, ma è, a sua volta, una città capace normalmente di ospitare anche 50.000 persone. Comunque, i 35.000 permessi rilasciati dal questore stanno a significare che 35.000 persone hanno continuato a vivere regolarmente nella città vecchia di Genova, vecchia perché Genova partiva dal Bisagno e finiva alla Lanterna (tanto per ricordare anche una parte della topografia).
Pertanto, occorreva verificare se al termine del vertice ciascuno, nel voltare le spalle a Genova, stesse provocando nuvolette di fumo o stesse camminando in maniera quieta. Sono saliti tutti sui loro aerei e l'aeroporto ha funzionato a meraviglia. Si tratta di un aeroporto piccolo e tutti dicevano che non si sarebbe mai riusciti a farvi atterrare un grande aereo. Invece, ha mostrato di essere perfettamente all'altezza e sicuro, tant'è che tutti sono partiti; qualcuno dirà anche che si è lavorato bene, ma credo che tale giudizio non spetti al prefetto.
Questo obiettivo, dunque, andava raggiunto non attraverso l'impenetrabilità di un qualcosa di astratto, ma garantendo a ciascun Capo di Stato e di Governo ospite nel nostro paese il diritto di espletare il proprio dovere di Capo di Stato o di Governo che lo aveva portato a Genova.
La prerogativa del Governo italiano è di essere coerente con la scelta inizialmente operata dal Presidente del Consiglio D'Alema e poi coltivata dal Presidente del Consiglio Amato, il quale il 10 gennaio - qualcuno lo ricordava - nel presentare il logo del G8 non mostrava un simbolo ma l'anno di Presidenza italiana del vertice. Ciò per evitare un equivoco: non si trattava di una riunione per presentare una bozza ma


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di un incontro per la presentazione ufficiale dell'anno di Presidenza italiana. Quel giorno egli incontrò il prefetto, il presidente della regione, il presidente della provincia, il sindaco e il capo della struttura di divisione, il ministro plenipotenziario Vinci Giacchi e, alla presenza dei funzionari e del segretario generale di palazzo Chigi, disse che avrebbe inviato una lettera. In tale lettera - che fu scritta il 19 gennaio, inviata a tutti ed a me per conoscenza - egli ci invitava a lavorare insieme e bene ed indicava la sede prefettizia come luogo di incontro per la concertazione di ciò che a gennaio fosse ancora necessario definire.
Credo che queste cose vadano dette, perché poi mi saranno rivolte alcune domande alle quali vorrò rispondere. Concludo il mio, spero breve, intervento, proprio perché esso è riassunto in questo appunto, in buona parte dei documenti che ho rassegnato e in quant'altro eventualmente mi sarà richiesto e, se del caso, depositerò.

PRESIDENTE. Grazie, signor prefetto. Mi pare di aver compreso che lei ci consegna tre volumi: sono gli stessi che ha già depositato?

ANTONIO DI GIOVINE, Prefetto di Genova. Sì, signor presidente. Sono gli stessi che vi ho già inviato; queste sono ulteriori copie.

PRESIDENTE. Ritenevo che fossero documenti diversi da quelli già consegnati.
Prima di dare la parola ai membri del Comitato, poiché lei ha fatto riferimento ad un quarto volume che è in corso di elaborazione, ci può anticipare quali presume siano i tempi di ultimazione dello stesso per poterlo poi eventualmente distribuire al Comitato?


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ANTONIO DI GIOVINE, Prefetto di Genova. Signor presidente, ho detto che il terzo fascicolo si conclude con la giornata del 18 luglio, immaginando che poi vi sarebbe stato un volume relativo ai giorni successivi del 19, 20, 21 e 22 luglio. Tuttavia, non è possibile che la storia di quei giorni sia scritta in questo momento dal prefetto, perché una parte di quella storia dovrà scriverla la magistratura, una parte la deve scrivere l'amministrazione attraverso l'esercizio dei suoi poteri ispettivi ed una parte la scriverà questo onorevole Comitato.
Il prefetto sicuramente riferirà ciò che è accaduto nei giorni 19, 20, 21 e 22 luglio, sulla base delle risultanze di queste indagini che - come ho detto in conclusione della mia relazione - mi sono ignote, perché sono necessariamente estranee alla competenza del prefetto. In altri termini, il prefetto non deve conoscere - non si tratta di una facoltà ma di un dovere - ossia non deve conoscere le risultanze dell'autorità giudiziaria prima che esse vengano rese pubbliche e non deve conoscere gli esiti dell'amministrazione prima che la stessa le renda pubbliche. Non sono, infatti, in possesso di alcun atto dell'autorità giudiziaria né delle relazioni delle visite ispettive disposte dal capo della polizia che, viceversa, so essere state consegnate a questo Comitato.

PRESIDENTE. Vorrei rivolgerle un'ultima domanda: fornirà al Comitato ciò che lei ha definito appunto o relazione?

ANTONIO DI GIOVINE, Prefetto di Genova. Sì, signor presidente. È allegato alla lettera di ieri.

PRESIDENTE. La ringrazio, signor prefetto. Do ora la parola ai membri del Comitato che intendano intervenire.

ANDREA PASTORE. Signor presidente, ringrazio il prefetto di Genova per la sua relazione, anche sobria, peraltro accompagnata


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da una mole di documenti che ci consentiranno di approfondire la situazione determinatasi prima dell'effettivo avvio del vertice G8.
Probabilmente da questa documentazione - ma vorrei che il prefetto sul punto ci desse qualche ulteriore delucidazione - emergerà una fase di accreditamento del GSF che, improvvisamente, è apparso sulla scena politica ed istituzionale in un momento che, sinceramente, risulta ancora oscuro al Comitato, ma che certo verrà approfondito nel corso dei lavori.
L'accreditamento non riguarda solo l'ascolto, la considerazione, la valutazione, ma anche la legittimazione sostanziale, la rappresentatività di un coacervo di associazioni che gli altri soggetti istituzionali auditi hanno confermato essere molto variegati e diversi tra loro. Tutto ciò ha determinato dei rapporti politico-istituzionali che hanno generato situazioni che poi sono risultati al di fuori di ogni controllo.
Abbiamo potuto apprendere, tramite le audizioni del sindaco e del presidente della provincia, che vi è stato, da parte di questo organismo, anche uno scambio di corrispondenza con la prefettura. Stranamente ho notato, salvo migliore valutazione, che tutta questa corrispondenza è risultata priva di qualsiasi sottoscrizione e che alla fine, nei saluti di rito, vi è l'elenco di decine e decine di associazioni aderenti. Non vi è mai l'individuazione di un soggetto responsabile che, nel nostro ordinamento, è assicurato anche dalla sottoscrizione di atti.
Vi sono verbali relativi ad affidamenti di strutture a rappresentanti - non so come individuati - di questa organizzazione, con firme di soggetti che si qualificano rappresentanti, ma che, sinceramente, non so quale rappresentanza e quale titolo abbiano.


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Vi è stata una situazione che ha dato luogo a difficoltà nei controlli, soprattutto nei luoghi pubblici dove si trovavano i manifestanti. I soggetti consegnatari non si sono sentiti responsabilizzati e non hanno certamente - da quello che ci è dato sapere - contribuito a che certe presenze venissero isolate ed in qualche modo sottoposte a verifiche da parte delle autorità competenti. Credo sia necessario approfondire questo processo perché indubbiamente è un dato che va attentamente analizzato per comprendere la dinamica dei fatti sotto il profilo - diciamo così - delle responsabilità politiche, istituzionali e di altro genere che il Comitato è chiamato non ad imputare ma, quanto meno, a sottolinearne l'eventuale consistenza.
La seconda questione è relativa al livello delle violenze e dei danni subiti dalla città di Genova. Una parte delle dichiarazioni provenienti soprattutto dal sindaco della città hanno teso a minimizzare sia la portata delle violenze alla zona rossa - il sindaco ha parlato di assedio virtuale, simbolico e così via - sia i danni arrecati alla stessa città: automobili bruciate, vetrine infrante, principi di incendio relativi a fabbricati adibiti ad uso abitativo.
Dall'altro lato, invece, da parte dei responsabili dell'ordine pubblico, in particolare dal capo della polizia De Gennaro e dal comandante dei carabinieri, c'è stata data una rappresentazione diversa. Essi hanno sottolineato come le violenze, i danni alla città di Genova e l'assedio alla zona rossa non abbiano riscontro negli annali delle manifestazioni realizzate in occasione di questi vertici internazionali.
Vorrei che il prefetto, testimone oculare ed autorevole, se possibile - mi rendo conto della sua delicata posizione - ci rilasciasse una valutazione di questa realtà, affinché il Comitato sia messo in condizioni di capire meglio, al di là ed oltre


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le immagini televisive, quello che è successo e di conseguenza comprendere di più il quadro complessivo nell'ambito del quale si sono svolti gli eventi relativi al vertice di Genova.

GRAZIELLA MASCIA. Signor prefetto, nella sua relazione di oggi lei ci ha confermato che l'obiettivo fondamentale era quello di difendere - diciamo così - il vertice con tutti quei programmi e quelle articolazioni che poi, strada facendo, sono stati anche modificati. Credo che in base a questo sia stato stilato il progetto - non so come chiamarlo - per consentire la realizzazione del vertice.
Rispetto a questo progetto, che ho letto ieri sera, vorrei capire meglio alcuni aspetti. Ho compreso qual è stata la gestione effettiva di quei giorni e quello che, mi sembra, sia stato il lavoro di intelligence preparato da lunghi mesi e che ha consentito, sulla base delle esigenze del vertice, di arrivare a definire il progetto.
Vorrei farle delle domande. Ieri abbiamo compreso, attraverso le relazioni presentate dai responsabili delle forze dell'ordine, la responsabilità primaria sul piano politico ed operativo del prefetto e del questore riguardo la gestione. Vorrei chiederle chi coordinava e chi erano i responsabili della sala operativa interforze che hanno governato la situazione. Quale tipo di rapporto ha intrattenuto il prefetto con la sala operativa e con il Ministro dell'interno nei giorni 19, 20 e 21 luglio? Quante riunioni del comitato provinciale dell'ordine e della sicurezza si sono tenute sulla questione relativa alla gestione dell'ordine pubblico per il G8 dopo il 6 giugno? Se non ho letto male i documenti, i verbali si fermano alla giornata del 6 giugno; non escludo che ieri sera potrei non aver sufficientemente colto elementi successivi.
Ci è stato confermato ieri - mi pare che ciò sia compreso anche nei documenti che lei ci ha fornito - il tipo di


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coordinamento stabilito tra le nostre forze di polizia e quelle degli altri paesi, anche attraverso l'utilizzo dei servizi e dell'intelligence.
Vorrei chiederle se, in quei giorni, questi coordinamenti hanno contribuito all'elaborazione delle direttive ed alle eventuali modifiche alla gestione dell'ordine pubblico.
Lei, signor prefetto, sulla base delle esigenze del vertice, mi pare abbia emanato delle ordinanze che istituivano divieti e limitazioni. Attraverso tali ordinanze è stata istituita la zona rossa, la zona gialla ed una zona verde che ho trovato ora in questi documenti e della quale non ero a conoscenza; tutto ciò sulla base delle informazioni che avevate avuto.
Oggi come valuta questo progetto? A consuntivo ho verificato che una serie di elementi, anzi la stragrande maggioranza delle informazioni che sono state fornite e che hanno supportato questo progetto non si sono quasi per nulla verificate, ad eccezione di aspetti particolari.
Si sono invece verificati altri fenomeni non previsti come, ad esempio, quello relativo ai cosiddetti black bloc e fenomeni che, pur previsti, sono stati trattati in modo assolutamente incompleto rispetto a quello che poi è accaduto a Genova. L'attività informativa sulla quale è stato costruito il progetto per il 90 per cento si è rivelata inadeguata.
Ho letto su un quotidiano di ieri una storia completa e molto interessante sull'origine dei black bloc. Forse una migliore informazione avrebbe consentito di potersi attrezzare diversamente, non solo per consentire la realizzazione del vertice, ma anche per difendere il diritto dei partecipanti a manifestare. Alla fine infatti il vertice si è potuto tenere ma, al contempo, non si sono difesi i diritti di 300 mila persone.
In base a tutto ciò vorrei farle un'altra domanda.


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Voi avete riferito qui, tra le altre cose, sempre a proposito delle relazioni dell'intelligence, informazioni provenienti dalle fonti fiduciarie. A questo proposito, le chiedo anche una conferma: quali sono queste fonti, come sono state individuate, come sono state modificate in corso d'opera? Si dice: fonti fiduciarie dicono che c'erano 25-30 persone che provenivano da Torino e che si sarebbero infiltrate tra le tute bianche. Poiché queste tute bianche, poi, sono state parte del Genoa social forum con cui avete interloquito e poiché parliamo di 25-30 persone - e presumo che abbiate i nomi e i cognomi -, vorrei chiederle se avete avvisato il Genoa social forum del rischio che potevano correre.

FILIPPO ASCIERTO. Rischio?

GRAZIELLA MASCIA. Certo. Se parliamo di infiltrazioni con finalità ben precise - e vi chiedo di leggere questi aspetti -, forse, se si vogliono evitare i problemi, ciò si può comunicare.
Vorrei chiedere: l'unico piano operativo che è stato predisposto è quello di cui ci avete dato copia, cioè l'ordinanza di servizio n. 2143 del 12 luglio, oppure successivamente è stato modificato qualcosa? Vorrei chiederle se nella gestione dell'ordine pubblico, dopo gli eventi del 20 luglio, tra il 20 ed il 21, sia cambiato qualcosa. Vorrei farle una domanda circa la dislocazione delle forze di polizia durante il corteo del 21 luglio: qui abbiamo elementi precisissimi, con responsabilità precise. Vorrei chiederle chiarimenti, poiché io non ho visto le cose che qui sono scritte; ieri l'ho chiesto al capo della polizia, il quale ha detto che la gestione non era di sua competenza. Vorrei chiederle se lei sia a conoscenza della ragione per cui queste cose non si sono verificate.


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Infine - e ho davvero concluso - vorrei fare alcune domande rispetto al Blitz alla scuola Diaz ed alla questione della caserma di Bolzaneto. Qual è stata la sua partecipazione, sia in termini di conoscenza sia in termini di gestione, per quanto riguarda la perquisizione nella scuola? Chi era il responsabile dell'operazione e quale rapporto lei ha potuto tenere con gli ufficiali di polizia in quel contesto? Vorrei, inoltre, sapere, se lei ne è a conoscenza, perché nella perquisizione sia stato utilizzato il reparto del servizio operativo comandato dai funzionari Gratteri e Calderossi e chi fossero i responsabili per la gestione delle persone arrestate presso le caserme di Forte San Giuliano e Bolzaneto. Grazie.

GIANNICOLA SINISI. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

PRESIDENTE. Prego, onorevole Sinisi.

GIANNICOLA SINISI. Signor presidente, intervengo perché sono ancora le 10,20 del mattino e forse può essere utile una sua determinazione al riguardo. Ieri abbiamo potuto assistere all'audizione del capo della polizia, in cui ad una esposizione di circa un'ora del capo della polizia ne è seguita un'altra di circa tre ore da parte dei commissari per formulare le domande. Io le chiedo di trovare una soluzione affinché questo dibattito e queste audizioni si possano svolgere in modo regolare e proficuo o attraverso un contingentamento dei tempi o attraverso un'organizzazione dei lavori basata su domanda e risposta.

PRESIDENTE. Onorevole Sinisi, non le vorrei togliere la parola ma ho già parlato ieri di questo. Forse lei era distratto.

GIANNICOLA SINISI. No, no, io c'ero.


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PRESIDENTE. Ho detto ieri che l'ufficio di presidenza di questa sera avrebbe provveduto in questo senso. La ringrazio. Ho capito il problema, che si ripropone. Mi auguro che, questa sera, i componenti dell'ufficio di presidenza possano convergere circa la metodologia da seguire.

FILIPPO MANCUSO. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

PRESIDENTE. Prego, onorevole Mancuso.

FILIPPO MANCUSO. Signor presidente, torno sull'argomento di ieri ed integro le osservazioni del collega. Torno a segnalare l'opportunità, prima che giunga la sera, che lei stabilisca se continuare nel non proficuo metodo di ieri, cioè di riferire le risposte alla fine - cosa che non è avvenuta naturalmente -, o, piuttosto, di fare dei lotti di domande e di risposte e concentrare gli argomenti sollevati in modo che siano tutti intelligibili e che rendano tesa l'attenzione che ieri, purtroppo, è andata scemando man mano che la stanchezza sopraggiungeva. La prego, signor presidente, di valutare seriamente questa sollecitazione.

PRESIDENTE. La ringrazio, onorevole Mancuso. Per dividere in blocchi le domande, però, occorrerebbe che io conoscessi subito i nomi dei colleghi che intendono intervenire, per far sì che io possa mettere nel blocco tutti i rappresentanti dei gruppi. Le faccio l'esempio di questa mattina: io ho cinque richieste, di seguito, di componenti di Forza Italia. Ciò non mi sembrerebbe opportuno. In questo senso, intendo procedere come abbiamo fatto negli altri giorni, chiedendo ai colleghi di collaborare e di limitarsi veramente alle domande. Per oggi, credo che possiamo procedere con questo metodo, lasciando


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alla vostra sensibilità il tipo di domanda ed anche il tempo che ritenete di impiegare per le domande stesse. Se dovessimo decidere di cambiare il metodo nel corso dell'ufficio di presidenza, relativamente ai blocchi, credo sia opportuno adottare un sistema per cui essi siano comunque in rappresentanza dei gruppi. Altrimenti si corre il rischio di dare anche all'esterno l'impressione di una parzialità delle risposte cui l'ospite è tenuto. La ringrazio, comunque, onorevole Mancuso. Questa sera affronteremo anche questo tipo di problema.
All'onorevole Boato, che si accinge a porre domande al prefetto, segnalo l'esigenza emersa questa mattina.

MARCO BOATO. Signor presidente, non intendo intervenire sull'ordine dei lavori, però è la prima volta che verifico in un Comitato d'indagine - ed ho fatto parte di altre Commissioni, anche d'inchiesta -, un tentativo, da parte dei membri del Comitato, di autolimitare il proprio lavoro. È la prima volta che mi succede: ho fatto parte di Commissioni su terremoti, stragi, terrorismo, Ustica ed altre ed è la prima volta che assisto a questo sforzo di autolimitare il nostro lavoro.
Detto questo, signor presidente...

MARIA CLAUDIA IOANNUCCI. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

MARCO BOATO. Se la collega vuole parlare prima di me, io non ho difficoltà.

MARIA CLAUDIA IOANNUCCI. Avevo chiesto di parlare sull'ordine dei lavori, signor presidente, ma lei non mi ha visto quando ho richiesto la parola.

MARCO BOATO. Siccome non vorrei disturbare la collega mentre parlo....


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MARIA CLAUDIA IOANNUCCI. Prego, onorevole Boato.

MARCO BOATO. Grazie, signor presidente. Volevo ringraziare il prefetto Di Giovine per l'imponente lavoro che ci ha fatto avere, lavoro suo, dei suoi uffici e di cui, ovviamente, si assume qui la responsabilità. Io l'ho trovato veramente straordinario, perché durante altre esperienze non identiche, ma comunque relative a problemi molto complessi, non mi era mai successo di trovare una documentazione così analitica, così dettagliata su tutti gli aspetti della vicenda che in questo caso abbiamo da affrontare: quella del G8.
Signor Presidente, noi abbiamo ricevuto questo materiale ieri, nel corso dei lavori; personalmente, ho potuto esaminarlo ieri sera e stanotte. Confesso che non sono riuscito a leggere tutto, ma molto.
Da tutti i verbali che lei ci ha dato, signor prefetto, dalla documentazione, dal grosso volume che viene dal suo ufficio di gabinetto - ordinanze di servizio, diciamo -, si ricostruiscono tutti i vari passaggi. Partiamo dal punto di vista di che cosa si potesse fare per organizzare al meglio il vertice del G8, perseguendo i tre obiettivi che sono stati più volte ripetuti: garantire che il vertice G8 si svolgesse, cosa non banale visto che in altre occasioni altri vertici si sono interrotti, e che si svolgesse nella massima sicurezza; garantire la sicurezza dei cittadini; garantire il libero svolgimento di manifestazioni pacifiche e, contestualmente, contrastare le manifestazioni non pacifiche, cioè gli atti di violenza o, addirittura, gli atti di guerriglia urbana. Mi pare che tutto questo, dal punto di vista della fase di preparazione, sotto ogni profilo, risulti documentato in modo assolutamente ampio, dettagliato ed anche - debbo dire - con molta efficienza.
Ovviamente, se noi stiamo svolgendo - come lei del resto ha ricordato alla fine della sua breve relazione orale, visto che


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ci ha dato molti documenti scritti - un'indagine conoscitiva, è perché, nelle giornate del 20 e del 21, non sotto il profilo dello svolgimento del vertice, che è avvenuto in assoluta sicurezza, ma sotto il profilo di ciò che si verificava al di fuori del vertice e della zona rossa, le cose sono andate diversamente da quello che si poteva auspicare.
Io sono d'accordo con lei, signor prefetto, sul fatto che lei non deve interferire con l'attività dell'autorità giudiziaria e lei stesso si è rimesso anche all'attività conoscitiva di questo Comitato. Però, se il presidente e noi abbiamo deciso di ascoltarla, è perché vogliamo che ci dia un contributo in questa attività conoscitiva. Dai documenti fornitici io riscontro che c'era la consapevolezza dei problemi che avrebbero potuto verificarsi e delle difficoltà da affrontare sotto il profilo dell'ordine pubblico, da una parte, e della tutela dei diritti costituzionalmente garantiti, dall'altra.
Io cito soltanto, perché lei abbia i riferimenti - questo me lo segnalava poco fa il senatore Turroni, perché non ero riuscito ancora a leggerlo -, il verbale dell'incontro di servizio presso la prefettura del 12 aprile 2001. A pagina 3 di questo verbale, in basso si dice: sotto questo profilo non è quindi tanto importante l'aspetto della contemporaneità degli eventi quanto piuttosto l'appesantimento dell'attività delle forze dell'ordine, che devono tendere ad impedire che si inseriscano nelle manifestazioni pacifiche elementi portatori di violenza che devono essere discriminati. Discriminazione che appare profilarsi più che altro se si dà ascolto ai segnali che da più parti dicono e riassumono che i futuri protagonisti di atti di violenza tenderanno a dissimulare, a non farsi individuare, senza usare gli abituali mascheramenti.
Nel verbale di una seduta che - devo dire - non ci era mai stata riferita da altri soggetti, ma che vedo qui, oltre ai


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comitati provinciali dell'ordine pubblico, vedo che il 26 giugno - penso opportunamente - si è tenuta anche una conferenza regionale sull'ordine della sicurezza pubblica, a cui parteciparono il vicecapo della polizia Andreassi, il comandante regionale dei carabinieri, quello regionale della finanza e tutte le altre autorità che di solito partecipano ai comitati provinciali - dal prefetto, al questore, ai comandanti provinciali - ma ha una dimensione più vasta. In questa occasione, il vicecapo della polizia dice: al momento, l'attenzione è focalizzata sui movimenti portatori di opinioni di dissenso sui temi del vertice, che mirano ad ottenere in forme pacifiche e talvolta violente la massima visibilità e il coinvolgimento dell'opinione pubblica. Il fenomeno in forte espansione investe in modi trasversali diversi schieramenti, dai cattolici agli anarchici. Il movimento antiglobalizzazione si mostra con un incremento di manifestazioni (Seattle, Göteborg, e così via).
Anche qui, non leggo tutto il resoconto che è - devo dire - molto puntuale e anche molto eloquente al riguardo: il 26 giugno, quindi a distanza ancora (l'altra era di aprile) di 20 giorni circa (sì, qualcosa di più di 20 giorni) dai momenti cruciali del vertice e delle concomitanti manifestazioni, il vicecapo della polizia espone a voi, alla conferenza regionale sull'ordine pubblico, la problematica che sarà il clou dell'aspetto del secondo e del terzo obiettivo (il primo obiettivo è garantire la sicurezza ed il libero svolgimento del G8).
Analoghe considerazioni o rilievi trovo nei tre fascicoli del diario che lei ha citato. A pagina 11 del secondo fascicolo - considerazioni - leggo: il problema delle manifestazioni di dissenso è stato fin dall'inizio oggetto di una particolarissima attenzione; non ci sono problemi per altri aspetti, il problema invece sussiste in ordine a una serie di iniziative che dovrebbero svolgersi nella settimana tra il 15 ed il 22 luglio, in


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concomitanza con il vertice o a stretto ridosso. Vado a pagina 13: anche se la volontà di diversi organizzatori delle varie manifestazioni è univoca, nel senso di rifiutare qualsiasi atto che non sia ispirato a sentimenti pacifisti, contemporaneamente, da tutti viene espressamente affermato il concetto di non essere in grado di contenere eventuali forme di violenza, che soltanto alle forze dell'ordine spetta di contrastare. Signor presidente, siamo nel fascicolo 2, 11 aprile -10 giugno 2001, alle pagine 11, 12 e 13 e devo dare atto, anche in questo caso, del fatto che queste ricostruzioni danno la consapevolezza che le problematiche (che poi, ahimè, sono esplose il 20 e il 21 e che non hanno avuto invece il corrispettivo operativo che veniva ipotizzato), erano però non disconosciute; non erano neppure sottovalutate - per quel poco che io sono riuscito a vedere, perché non ho letto tutto -, ma tutto questo nella preparazione. La stessa cosa trovo nel fascicolo numero 3, a pagina 9, dove però si dice: con l'insediamento del nuovo esecutivo veniva da subito individuata la linea operativa da intraprendere con gli esponenti del Genoa social forum: l'apertura al dialogo ed il conseguente stanziamento di un fondo pari a 3 miliardi.
Sottolineo questo aspetto non perché io sia critico, ma perché qui c'è, a volte, lo debbo dire impersonalmente, un gioco, da una parte, teso a criminalizzare il Genoa social forum, dall'altra parte a dimenticare che c'è stato un dialogo istituzionale. Credo che il dialogo istituzionale sia stato correttissimo - mi sono complimentato con il ministro degli esteri e dell'interno prima del vertice G8 per aver adottato questa linea -, il problema era poi come concretizzare queste preoccupazioni nei giorni 20 e 21.
Da ultimo, il fascicolo grosso - non so se lei lo chiami tecnicamente: ordinanza di servizio -, che era originariamente


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riservato e che a posteriori è stato declassificato. Anche questo io lo trovo di grandissimo interesse per questa parte che ci interessa, non per le altre parti che hanno avuto ordinaria o forse straordinaria attuazione e sono state assolutamente efficienti. Noi abbiamo da pagina 29 in poi i paragrafi 1 e 2 - informazioni sul fronte della protesta anti G8 -. Qui, tra l'altro, volevo dire al presidente Pastore che quando si parla delle varie manifestazioni sono sempre individuati dei nomi di persone o di gruppi che chiedono anche per conto del Genoa social forum; quando si parla della manifestazioni di immigranti si dice: Stefano Kovac, Massimiliano Morettini, Roberto Demartis, in nome e per conto del Genoa social forum, hanno preavvisato..., eccetera; cioè, i nomi ci sono addirittura in questo fascicolo; poi ci sono le attività informative e la distinzione tra i vari blocchi all'interno dei movimenti, le possibilità di interventi a livello internazionale, le segnalazioni di particolare interesse. Quella che il senatore Iovene chiede in continuazione è qui scritta a pagina 34 (quella riguardo a Forza nuova e al Fronte nazionale): tale gruppo è in possesso di armi da taglio, avrebbe come obiettivo principale colpire, nel caso in cui si dovessero verificare incidenti, i rappresentanti delle forze dell'ordine, screditando contestualmente l'area antagonista di sinistra anti G8. È scritto in questo gigantesco volume, a pagina 34.
Ho finito, presidente, però se non avessi fatto questa rapida ricognizione, che è il frutto di questo lavoro notturno, le domande rivolte al prefetto sarebbero state assolutamente banali. Per esempio, anche per quanto riguarda i centri di accoglienza, a pagina 41, sono indicate tutte le strutture e a chi sono destinate. In particolare, cito quelle che sono state oggetto di problemi: scuole Doria, Pascoli e Diaz di via Cesare Battisti, dal 15 luglio, segreteria tecnica, People House, scuola


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Pertini di via Cesare Battisti, dal 16 luglio appoggio alla scuola Pascoli. Lì abbiamo tre edifici: il Diaz e il Pertini confusi sistematicamente nelle cronache di questi giorni, e, di fronte, il Pascoli. Questo io ho capito. Non ci sono mai stato lì, ma ho capito finalmente come è fatto questo insieme di strutture. Sono previsti la segreteria tecnica, il computer, gli hard disk, il centro informativo; era tutto previsto nella fase organizzativa che lei ci ha così cortesemente dettagliato in questo materiale.
Ora, fatta questa ricostruzione, compresa anche questa segnalazione della svolta, con il nuovo esecutivo, di una più attenta dichiarazione di dialogo con il Genoa social forum - tanto che il 30 giugno vi è stata una riunione con il capo della polizia a Genova, anche questa dettagliata qui da qualche parte, che non vado a ricercare -, premesso che io non ho la minima obiezione su tutto questo perché lo trovo un lavoro serio, rigoroso, fatto bene e responsabile, come è potuto succedere - lo dico a lei in chiave conoscitiva, tanto non avremmo nessun potere accusatorio come un aiuto a questo Comitato -, ebbene, le chiedo come sia potuto accadere che questa consapevolezza dei problemi, che pure c'era e che è stata sistematicamente analizzata, si sia poi tramutata, nei giorni più drammatici e difficili del 20 del 21 (per esempio, il 21 è il giorno di una grande manifestazione preannunciata, in cui si sapeva che potevano esserci - lo si dice nel verbale addirittura il 12 aprile 2001 - fenomeni di infiltrazioni), in quello che è avvenuto in quei due giorni. La sensazione che si è avuta in quei due giorni - parlo solo di sensazione perché le conclusioni le tireremo alla fine - è che ci sia stato un eccessivamente basso contrasto nei confronti delle forme di guerriglia urbana e di aggressione violenta anche alle cose - quelle citate dal presidente Pastore nel suo primo intervento


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- ed una incomparabilmente elevata azione di repressione indiscriminata nei confronti dei manifestanti pacifici (perché poi tutta la questione nasce da qui).
Dalle relazioni - e ho concluso, le domando scusa presidente, ma il materiale era veramente imponente - che poi ci sono state fornite dal capo della polizia e da parte degli ispettori di polizia emerge: mancanza di struttura gerarchica, mancanza di responsabilizzazione, confusione dei ruoli, indeterminatezza delle competenze. Quindi, una quantità di problemi che, invece, nella fase di organizzazione sembrava non doversi verificare, vale a dire responsabilità, competenze. Cosa è successo, per quanto è a sua conoscenza, nei limiti di un'audizione in sede di indagine conoscitiva, (che non è una testimonianza giudiziaria, non è un'inchiesta, come il presidente le ha ricordato)?
Vorrei sapere quello che lei può dirci come contributo al nostro lavoro conoscitivo e come autorità provinciale di pubblica sicurezza - il prefetto è l'autorità tecnica, lei è l'autorità politica -; dunque, cosa può dirci per aiutarci a comprendere cosa è successo in quei due giorni, pur avendo su questi aspetti un lavoro imponente alle spalle che ha funzionato per tutto ciò che ha riguardato il vertice G8 nella zona rossa, ma che ha avuto clamorose défaillance relativamente ad altri aspetti, quali l'ordine pubblico e diritti costituzionalmente garantiti nel loro difficile intreccio nelle giornate del 20 e del 21.
Io mi scuso con il presidente....

PRESIDENTE. Si deve scusare con i colleghi, non con me.

MARCO BOATO. Mi scuso anche con i colleghi, ma tale ricognizione era utile.


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PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare sull'ordine dei lavori la senatrice Ioannucci. Le do la parola.

MARIA CLAUDIA IOANNUCCI. Signor presidente, forse il mio intervento sarebbe stato più costruttivo prima dell'intervento dell'onorevole Boato...

PRESIDENTE. Perché, l'onorevole Boato ha demolito l'intervento?

MARIA CLAUDIA IOANNUCCI. ... visto che volevo, appunto, sottolineare la necessità di fare delle domande e non di fare dei comizi.

MARCO BOATO. Parli per se stessa!

MARIA CLAUDIA IOANNUCCI. Onorevole Boato, io mi stavo domandando...

MARCO BOATO. Non si permetta!

MARIA CLAUDIA IOANNUCCI. Onorevole, se lei si sente tanto toccato dalle mie parole...

MARCO BOATO. Ho passato tutta la notte a leggere le carte. Non si permetta di usare espressioni offensive nei confronti di...

MARIA CLAUDIA IOANNUCCI. Presidente, se lei permette, vorrei la parola.

PRESIDENTE. Onorevole Boato, le do dopo la parola.

MARCO BOATO. No, non voglio la parola.


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MARIA CLAUDIA IOANNUCCI. Presidente, mi dispiace che l'onorevole Boato si senta toccato dalle mie parole, non intendevo assolutamente rivolgermi...Onorevole, io non intendevo minimamente, se lei si sente toccato dalle mie parole probabilmente...

ANTONIO SODA. Che intervento sull'ordine dei lavori è censurare gli interventi di un altro? Ma la smetta!

PRESIDENTE. Onorevole Soda, non le permetto di dire ad una collega «la smetta!». Le sarei grato... se è nervoso, si può fare un giro.

ANTONIO SODA. Io non sono affatto coinvolto!

PRESIDENTE. Allora deve stare zitto.

ANTONIO SODA. Qui la gente ha il diritto di parlare!

PRESIDENTE. Onorevole Soda, le darò la parola se chiede di intervenire, ma deve permettere di far concludere il discorso alla collega che lo ha chiesto.

ANTONIO SODA. Voglio capire su quale ordine dei lavori!

PRESIDENTE. Se non lo capisce, glielo spieghiamo dopo. Prego, senatrice Ioannucci.

MARIA CLAUDIA IOANNUCCI. Signor presidente, io mi chiedevo (Commenti del deputato Boato)...
Ho semplicemente detto che volevo sapere per me, volevo sapere per me, se gli interventi dovevano - e già avevo fatto ieri lo stesso intervento - limitarsi alle semplici domande oppure...


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ANTONIO SODA. No, uno può anche articolare le domande.

MARIA CLAUDIA IOANNUCCI. Credo che il presidente sia lei, non so poi a chi devo rivolgermi...

ANTONIO SODA. Esiste un regolamento, esistono delle regole in Parlamento!

MARIA CLAUDIA IOANNUCCI. Presidente, io sto chiedendo una regola cui attenermi.

ANTONIO SODA. Se lo legga, si legga la storia dei parlamenti!

PRESIDENTE. Credo che se lei ha chiesto (Commenti del deputato Boato)... Onorevole Boato, non capisco perché si riscaldi così tanto; deve stare zitto, perché sto intervenendo in risposta alla collega. Senatrice Ioannucci, se ha concluso, le spiego.
Ieri è accaduto lo stesso fatto, qui si tratta di decidere se vogliamo limitarci alle domande o se, giustamente - io lo ritengo più giusto, ma poi lo deciderà l'ufficio di presidenza -, per entrare nella domanda, si possa fare un commento. Il problema è un fatto di tempi più che di contenuti, perché poi ognuno si assume le proprie responsabilità anche politiche. Se noi avessimo convenuto, negli uffici di presidenza precedenti, che ogni gruppo ha un tempo a disposizione, chiunque in quel periodo, fermo restando il rispetto per l'ospite, è libero di fare e di domandare quello che ritiene opportuno. Poiché non abbiamo convenuto né i tempi né quanto competa ai singoli gruppi - e mi riservo di farlo questa sera con i colleghi dell'ufficio di presidenza - vi invito, per questa giornata, a tollerare - tra virgolette - qualora riteneste tollerabile la


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situazione, facendo svolgere ad ognuno, secondo la propria sensibilità, gli interventi che ritiene di effettuare in questa sede. Questa sera provvederemo a risolvere, per quanto sarà possibile, questo problema.

FABRIZIO CICCHITTO. Io mi riferisco più al materiale che lei ci ha consegnato che non alla sua esposizione, signor prefetto, che apprezzo ma che è stata molto sintetica e che si espone anche a delle obiezioni che, invece, il materiale che lei ci ha fornito non merita. Infatti, il materiale che lei ci ha dato - e questo pone degli interrogativi che poi, forse, andrebbero rivolti alle forze dell'ordine - mette in evidenza due cose.
Lei ha concentrato la sua esposizione sulla tutela della zona rossa ed io reputo e condivido con lei la valutazione che, in parte, il successo, il risultato del G8 dipendesse dalla difesa della zona rossa, in quanto vediamo - anche da materiali che ci sono stati forniti, da quello che abbiamo visto in televisione e da quanto abbiamo saputo - che l'attacco alla zona rossa non era affatto virtuale, ma che era uno dei punti fondamentali di una parte delle organizzazioni pacifiste di cui ci è stato detto. Quindi, quello era un nodo essenziale.
Nel materiale che lei ci ha dato, però, vi è anche una specificazione molto attenta della tutela dell'ordine pubblico per quello che riguardava anche la zona gialla. Quindi, noi dobbiamo fare una riflessione fra la delineazione di questo ordine dei lavori, di questa programmazione e così via e dei difetti che, invece, sono emersi nell'ambito della zona gialla.
Tutto ciò, però, attiene ad un terzo punto - e qui viene la mia domanda - che è stato sollevato già ieri dall'onorevole Nitto Francesco Palma e che consente forse anche di dare una parziale risposta ad interrogativi che, in modo ripetuto, il senatore Bassanini ha posto alle forze dell'ordine nell'altra riunione. Il senatore Bassanini (spero di interpretarne correttamente


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il pensiero): ha detto: come mai non si è riusciti ad isolare i violenti rispetto a manifestazioni sostanzialmente pacifiche? A parte il fatto che l'operazione credo sia tecnicamente difficile, considerando la mobilità teorizzata da un nucleo limitato dei violenti, quello delle tute nere, la risposta parziale a questa domanda del senatore Bassanini sta nella descrizione contenuta nell'ordinanza di servizio cui faceva riferimento ieri l'onorevole Nitto Francesco Palma. Io condivido la descrizione che qui viene fatta della mappa, diciamo così, delle forze che si contrapponevano o che comunque manifestavano, a parte il fatto che il blocco rosa, il blocco giallo, il blocco blu e il blocco nero hanno in se stessi delle componenti teorizzate e praticate di violenza molto rilevanti, il che spiega anche la difficoltà di prendere, di catturare, di isolare le componenti più spinte che entravano e uscivano da cortei, che per metà o per tre quarti avevano componenti violente molto rilevanti.
Questo dà una spiegazione - una spiegazione - anche della difficoltà delle forze dell'ordine di fare i conti con questa realtà, a meno che esse non volessero ricorrere a misure straordinarie che nessuno auspicava, come quella di sparare, cosa che, naturalmente, non si doveva fare e che è stata fatta in un solo caso drammatico che abbiamo analizzato ieri.
Quindi, la domanda che pongo è se la difficoltà di mettere in pratica quello che qui è spiegato benissimo, sul piano programmatico, anche ai fini della tutela della «zona gialla», non sia dipesa dal fatto che non un ristretto gruppo di violenti, ma una parte cospicua di coloro che manifestavano - proprio in base alla mappa che qui ci viene fatta - avesse il proposito o di far saltare la «zona rossa» o di contrapporsi alle forze dell'ordine; ciò si salda con le spiegazioni dateci dal comandante Siracusa, il quale ci ha descritto, ieri, gli avvenimenti,


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in gran parte dimenticati, dell'intera giornata di venerdì, che viene ricordata solo per il fatto drammatico avvenuto alle 17,30, quando, invece, tale fatto è stato preceduto da un'escalation di violenza provocata non solo dalle «tute nere», ma anche dalle altre componenti che programmavano la violenza e che si ritrovano nella descrizione fatta da pagina 31 in poi, in una parte del materiale che lei ci ha fornito.

CESARE MARINI. Prefetto, io non ho ancora letto le sue relazioni perché, avendo bisogno di dormire molto, non posso leggere di notte; le leggerò, perciò, nei prossimi giorni. Ho fatto questa premessa perché non vorrei farle delle domande a cui lei, probabilmente, ha già risposto.
La prima domanda che le pongo è la seguente: vi sono stati cambiamenti nel sistema di prevenzione e sicurezza? Se vi sono stati, quando sono stati apportati ed in che cosa sono consistiti? Sulla base di quello che ho compreso nel corso di queste audizioni e dalla lettura delle relazioni presentate, sono pervenuto alla conclusione di dover formulare, soprattutto rispetto agli ultimi eventi, quelli, cioè, che più hanno destato stupore - mi riferisco alla perquisizione nella scuola Pertini ed a quanto è avvenuto nella caserma di Bolzaneto, alla fase finale, alla coda del vertice, agli episodi che, ripeto, hanno creato molta amarezza, anche se non hanno riguardato le forze dell'ordine nel loro complesso ma frange di queste - la seguente domanda: rispetto ai predetti fatti qual è stato il suo ruolo? Glielo chiedo perché mi pare che tutti abbiano detto che, in realtà, l'ordine pubblico aveva un vertice rappresentato da lei, quale coordinatore di tutte le forze dell'ordine, e un coordinatore tecnico - chiamiamolo così - nella persona del questore. Allora, quando vi fu quella perquisizione, lei ne era stato informato? L'aveva autorizzata? E, se non è stato lei, chi prese la decisione? Non le sto chiedendo chi prese la decisione


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di fare la perquisizione, ma più specificamente chi prese la decisione di agire con quelle modalità. Inoltre, chiedo di sapere se nella scuola Pertini vi fosse un responsabile dell'operazione e, in caso affermativo, chi fosse. Infine, rispetto all'indicazione emersa, e cioè che lei era il responsabile supremo del coordinamento - sul posto si capisce, non a Roma -, e rispetto anche a tutte le critiche che sono state mosse per quanto riguarda gli episodi fuori dalla norma - certo non quelli che solitamente si riscontrano in occasione di manifestazioni, ad iniziare dal non avere impedito l'ingresso in Italia dei black bloc e delle frange più violente ed eversive, nonché qualche reazione sbagliata di frange di poliziotti - vorrei sapere quale ruolo abbia avuto lei personalmente.

MICHELE SAPONARA. Un ANSA di ieri riferiva: Agnoletto e gli altri sono stati accreditati dal Governo italiano. Il Genoa social forum esisteva già prima della vittoria del centrodestra, ma il Governo Berlusconi ha legittimato il suo ruolo di interlocutore. Lo ha detto il sindaco di Genova, Giuseppe Pericu, rispondendo ad alcune domande di onorevoli e senatori del Comitato d'indagine sul G8. I colloqui con Agnoletto e Casarini - ha aggiunto - sono stati gestiti dal Governo italiano: lo stesso Scajola, nel corso di un incontro, ci manifestò l'intenzione di dialogare con loro e i colloqui partirono - partirono - alla presenza del capo della polizia e dei responsabili del Governo, ma senza gli enti locali. Il sindaco ha aggiunto che non c'è stato alcun avvertimento che il momento della consensualità o contestualità con loro fosse rotto.
Orbene, signor prefetto, lei ha depositato i verbali dei comitati provinciali per l'ordine e la sicurezza pubblica e degli incontri di servizio dal 7 agosto del 2000 al 12 giugno del 2001. A pagina 2 del diario verbale del 9 aprile dice: il prefetto


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comunica che il 4 aprile il Presidente del Consiglio dei ministri, in presenza del ministro dell'interno e del ministro degli affari esteri, gli ha conferito mandato per il dialogo con le organizzazioni non governative e che il 5 aprile, in presenza del capo di gabinetto del ministro dell'interno, ha incontrato una delegazione del Genoa social forum che preannunciava la presentazione di un dettagliato piano di esigenze logistiche. Il prefetto comunica che oltre al Genoa social forum altri hanno chiesto di poter manifestare nei giorni del vertice. Il prefetto informa dell'incontro avvenuto il 31 marzo con il segretario generale della Farnesina nel corso del quale veniva data assicurazione che entro la fine di aprile si sarebbero conosciute le destinazioni alloggiative dei capi delle delegazioni.
Orbene, signor prefetto, chiedo conferma di questa circostanza e chiedo, ovviamente, che lei illustri, nel modo più dettagliato possibile, tutto ciò che è avvenuto in quel contesto, chi erano i rappresentanti del Governo e quale dialogo abbia avviato lei con il Genoa social forum per incarico del Governo.

FRANCO BASSANINI. Ieri ci è stato spiegato - lo dico al prefetto, ma è stato già ricordato dai colleghi - che, alla fine, la gestione era riservata alle autorità locali: prefetto e questore. Credo sia utile per tutti noi - che abbiamo idee al riguardo, ma, forse, non del tutto precise - che il prefetto ci precisi anche l'esatta distinzione di compiti tra il prefetto e il questore, anche se poi la responsabilità per così dire politica dovrebbe far capo al prefetto e quella operativa al questore (mi corregga se non è così).
Le mie domande sono le seguenti: anzitutto, quando avete avuto gli elementi definitivi per poter definire le operazioni di prevenzione, di ordine pubblico, eccetera - quindi, la collocazione delle delegazioni, le date di arrivo, la previsione delle manifestazioni, e via dicendo -, quando siete stati, cioè, in


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condizione di dare veste definitiva al piano, ai progetti per la tutela dell'ordine pubblico?
Credo questo sia un elemento rilevante, poiché lei ci descrive un work in progress che però si definisce solo nel momento in cui questi elementi sono conosciuti. Lei ritiene - valutazione che sarebbe utile per noi - che questi elementi siano stati definiti troppo tardi? Che bisognava cercare di anticiparli per avere più tempo?
Seconda domanda. Anch'io ho molto apprezzato il materiale e, in particolare, come l'onorevole Cicchitto, ho molto apprezzato che esso contenga un'analisi molto dettagliata e precisa delle varie organizzazioni, devo dire anche con indicazioni abbastanza importanti. È evidente - ma questo lo sapevamo tutti - che le organizzazioni potenzialmente violente sono più di una (non è una sola, anche se una, quella dei cosiddetti black bloc, era più violenta o più pericolosa di altre: tuttavia sono più di una). Nel materiale fornito sono identificati anche i rischi di infiltrazioni; rilevo, ad esempio, un passaggio in cui si dice che si è appreso che Forza nuova, Fronte nazionale e Comunità politica di avanguardia avrebbero effettuato una manifestazione e alcuni membri di Forza nuova avrebbero costituito un nucleo da infiltrare tra i gruppi delle tute bianche: tale gruppo, in possesso di armi da taglio, avrebbe avuto come obiettivo principale quello di colpire i rappresentanti delle forze dell'ordine screditando, contestualmente, l'area antagonista di sinistra anti G8. Si tratta quindi di una identificazione di tutti i possibili pericoli, a destra e a sinistra.
Vedo anche che c'è una previsione, molto dettagliata, dei possibili arrivi. Da questa previsione mi sembra si ricavi - vorrei averne conferma dal prefetto - che numericamente gli appartenenti ad organizzazioni pacifiche fossero, certamente,


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la maggioranza mentre quelli appartenenti ad organizzazioni violente, o disposte ad usare metodi violenti, fossero la minoranza. Credo che sarebbe utile capire se queste previsioni, grosso modo, si siano poi verificate. Naturalmente non le chiedo se, effettivamente, dalla provincia di Alessandria siano arrivate 250 persone del blocco rosa, 20 del blocco blu e 30 del blocco nero! Lei ritiene che queste previsioni, così analitiche e dettagliate, abbiano poi trovato riscontro? È quindi vero ciò che ci hanno detto coloro che abbiamo avuto modo di ascoltare (mi riferisco sia alle autorità locali sia ai responsabili nazionali delle forze dell'ordine), vale a dire che la grande maggioranza dei manifestanti era pacifica e che solo minoranze, non per questo meno pericolose, erano appartenenti ad organizzazioni che hanno usato la violenza o hanno tentato di innescare azioni violente nei giorni del G8? Tutto ciò, ricavabile dai suoi rapporti e dalle sue istruzioni, è stato confermato dallo svolgersi degli eventi?
Se è così - le pongo una ulteriore domanda -, considerato che in questa ordinanza si identificano, anche molto bene, gli obiettivi sensibili sul percorso delle manifestazioni e le organizzazioni violente nelle loro articolazioni, perché ho l'impressione (che, per il momento, abbiamo avuto tutti) che tutto questo lavoro di preparazione non si sia tradotto in una attività efficace, o quanto meno sufficientemente efficace, di prevenzione e isolamento dei violenti e delle loro azioni? Si sapeva quali fossero le organizzazioni; era stato fatto un lavoro imponente di istruttoria, di analisi e di previsione; di alcuni di costoro si sapeva dove erano acquartierati e dove dormivano; sappiamo, dalle precedenti esperienze, che i rappresentanti delle nostre forze dell'ordine, l'ho ricordato ieri, sono efficaci e bravi, in occasione di manifestazioni, a svolgere l'importantissimo lavoro di separare i manifestanti pacifici, che esercitano


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un diritto costituzionale (finché sono pacifici), da quelli violenti, che non esercitano alcun diritto costituzionale, che violano le leggi e che, in quel modo, conculcano anche il diritto dei pacifici: questo deve essere ed era un punto fondamentale! Perché il sistema non ha funzionato? Perché obiettivi sensibili identificati, a quanto ho capito, sono stati devastati? Perché il piano non ha avuto successo? Questa continua ad essere, per me, la prima domanda. Naturalmente la seconda è come siano potuti accadere eccessi, violenze non necessarie nei confronti di arrestati e nei confronti di manifestanti inermi. Ma la prima resta quella che ho appena ricordato.
Infine, due ultime domande. Le è già stato chiesto se lei sia stato preventivamente informato della cosiddetta perquisizione alla scuola Pertini, alla scuola Diaz e alla Pascoli. Per quanto ne so - mi corregga se non è così, - trattandosi di una iniziativa certamente di competenza del questore, ma con risvolti, per così dire «politici», credo che il prefetto dovesse esserne informato per poter fare qualche preventiva valutazione al riguardo. Attendiamo di sapere cosa sia successo e quali quindi siano stati, in questi giorni, i suoi rapporti con il questore di Genova.
L'ultima domanda si ricollega a quella rivoltale poco fa dal collega Saponara. Non ho capito, e vorrei che venisse ricostruito, in quale momento una generica e credo da nessuno contestabile e contestata indicazione di confronto e di dialogo con le ONG (cosa che è stata fatta in tutti i vertici ed i summit internazionali e perfino nella preparazione del G8 - io stesso ho avuto qualche responsabilità politica del lavoro della Digital opportunity task force, che ha preparato una parte, che poi il Presidente Berlusconi ha giudicato molto importante, del lavoro del G8, e dico subito che l'abbiamo organizzata con gli sherpa dei 9 grandi paesi in via di sviluppo ed i rappresentanti


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delle ONG che si occupano del settore - ed è quindi ritenuta una normale attività) sia divenuta quasi una indicazione esclusiva di dialogo con un vertice rappresentativo che, ovviamente, non poteva garantire per tutti (perché nessuno può garantire per tutti coloro che partecipano ad una manifestazione che si svolge in piazza); si trattava, sicuramente, di un interlocutore importante, ma, forse, non era l'unico. Allora, qui, io leggo un'indicazione che sembrerebbe dire che questa scelta è diventata consistente nel momento in cui il nuovo Governo ha dato questa direttiva (opportunamente io credo: anch'io, come il collega Boato, non vorrei che questa domanda fosse interpretata come polemica, non è polemica); tuttavia credo sia importante riuscire a capire in quale momento e, naturalmente, perché ciò è avvenuto, anche se, dico subito, che penso fosse una decisione sostanzialmente inevitabile.

FILIPPO MANCUSO. Signor prefetto, sto alla sua relazione nella quale sono, in esordio, indicate le origini delle organizzazioni che hanno, come dice la lettera della sua informativa, dato consistenza al Genoa social forum.
Ho un dubbio - che è oggetto della mia sola domanda - che la prego, se possibile, di dissolvere sulla base anche delle cose che potrà dire, prima, al collega Saponara.
Questa organizzazione, alla sua sensibilità di amministratore e di cultore delle leggi, come è apparsa? Come un comitato o come un'organizzazione non riconosciuta? Secondo le due tipologie previste dal nostro codice civile, era un'associazione non riconosciuta o un comitato? Essendo questa distinzione, a mio avviso, non irrilevante, sia per quel che è accaduto sia per quelle che potrebbero essere le conseguenze sulla responsabilità per i fatti, lei dà notizia di questa organizzazione, di questo magma, direi, di questa melma, formata da centinaia di singoli soggetti, a partire dal luglio,


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quando proprio il primo, il più attivo, il più iniziatico di questi nuovi enti comunicò il programma delle manifestazioni, che poi si moltiplicarono nel tempo, e alle sigle si aggiunsero le sigle, fino a quelle esplicite dei black bloc.
Allora, siccome è pacifico che lo Stato - attraverso la sua ed altre autorevoli rappresentanze - con questo magma, con questa melma, ha trattato, vorrei sapere quando, ad opera di chi, nei confronti di chi, con quali argomenti, con quali finalità, con quali risultati il Governo (la pubblica amministrazione, i suoi organismi locali) cominciò a discutere - attraverso la discussione o l'ammissione alla trattativa e alla discussione -, attribuendo esso stesso una qualche forma di riconoscimento e di rappresentatività. Quando avvenne questo primo contatto, questo sposalizio di interessi, con quali finalità, ripeto, e con quali risultati? Che esso, poi, sia continuato con il primo e con il secondo Governo è una conseguenza necessaria, io penso, della premessa, ossia dell'istituzione di un rapporto che concretava anche un riconoscimento, un riconoscimento, quindi, anche del black bloc.

GABRIELE BOSCETTO. Signor prefetto, intanto la saluto e, da parlamentare ligure, le esprimo tutta la soddisfazione per la documentazione sicuramente molto interessante che lei ci ha portato questa mattina. Ho avuto modo - quando sono stato, per due mandati, presidente della provincia di Imperia - di collaborare con lei, anche in momenti dolorosi come quelli delle alluvioni che hanno colpito il territorio Ligure, e so quanto scrupolo lei metta sempre in ogni sua azione.
Mi richiamo pertanto, spero rapidamente, ad alcuni dei suoi atti e documenti. In questa relazione - definita, appunto, «Per il presidente della Commissione affari costituzionali» - a pagina 6, lei scrive: «Fin dal gennaio 2000 si comincia ad affacciare un movimento molto composito che si riconosceva


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nel segno dello slogan 'Da Seattle a Genova, ribellarsi è giusto' che preannunciava forme di contestazione contro la globalizzazione dell'economia e che faceva la sua prima comparsa in occasione della mostra convegno internazionale sulle biotecnologie qui svoltasi alla fine di maggio dello stesso anno»; quindi siamo a maggio del 2000. «Tale movimento acquistava una prima fisionomia come rete contro il G8, alla quale aderivano associazioni di chiaro stampo pacifista ed ambientalista insieme ai centri sociali genovesi e alla rete Lilliput. Conquistava nuove adesioni attraverso una campagna telematica e si presentava, alla fine dell'anno, come patto di lavoro, con l'obiettivo di interloquire con le istituzioni per organizzare spazi di agibilità democratica in occasione del vertice». Iniziava così una serie di incontri che poi andremo a vedere.
Mi pare che in queste poche righe lei chiarisca quello che noi avevamo già sentito, in buona parte, dal sindaco Pericu e, in parte, dalla professoressa Vincenzi, sulla genesi di questo Social forum, una genesi che va a riallacciarsi, come lei dice, fin dal gennaio 2000, a queste prime associazioni sotto alcuni segni di slogan per arrivare a quel patto di lavoro del quale ci ha parlato il sindaco Pericu, che poi abbiamo visto già operativo e trasformarsi, da lì a poco, in Genoa social forum. Quindi, l'importanza di queste righe, deriva non solo da questa consecutio storica che lei ci evidenzia, ma anche perché colloca l'affacciarsi di questo movimento - che poi alla fine abbiamo visto essere sempre il medesimo - nel gennaio 2000.
Passando agli incontri - e sono quelli contenuti nel suo indice e chiamati 'incontri di servizio' - noi vediamo come il 20 ottobre 2000, in quelle sedi, il prefetto comunica la posizione del consiglio comunale e provinciale sul tema dell'accoglienza dei manifestanti. Ciò vuol dire che questo discorso del Social forum - si chiamasse ancora in quel


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momento patto di lavoro o già Social forum - addirittura era sottoposto all'attenzione dei consigli comunali e provinciali, ossia di due importanti organi elettivi che avevano discusso sulle associazioni medesime e sulle loro intenzioni. Quando, infatti, andiamo a prendere il verbale dell'incontro di servizio del 20 ottobre, il prefetto parla di questa realtà dei movimenti: «Il dibattito, in sede consiliare, da parte dell'amministrazione comunale e provinciale, ha già evidenziato una sostanziale apertura al dialogo, vuoi attraverso l'istituzione di apposite commissioni (vedi la delibera del consiglio comunale della 25 settembre 2000)» - noi abbiamo chiesto al sindaco Pericu di farci avere queste delibere con relativa discussione in consiglio comunale - «vuoi attraverso l'impegno ad attrezzare strutture di sostegno a favore dell'accoglienza dei partecipanti alle contromanifestazioni (vedi la delibera del consiglio provinciale, questa volta, del 28 settembre ultimo scorso). La recente esperienza maturata in occasione della mostra convegno sulle biotecnologie ha contribuito ad ingenerare nell'opinione pubblica una percezione del fenomeno in termini per lo più negativi, a causa degli episodi occorsi durante lo svolgimento dei cortei. Con riguardo alla consistenza del fenomeno, si può cominciare a delineare un fronte antagonista composto da circa una settantina di gruppi di associazioni» - allora erano ancora una settantina - «all'interno del quale non è stata ancora riconosciuta alcuna posizione leader. L'obiettivo prefisso» - lei scrive, signor prefetto - «è quello di impedire lo svolgimento del vertice». Questa è la situazione di fatto, chiaramente espressa da lei in questo verbale d'incontro di servizio del 20 ottobre.
C'è poi la riunione l'11 gennaio, nella quale il prefetto comunica la proposta, formulata dal movimento patto di lavoro - qui siamo già a questa denominazione -, tesa ad


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ottenere un tavolo di confronto con le istituzioni per il problema dell'accoglienza dei manifestanti. Ci sono diversi passi: «Queste associazioni chiedono il reperimento di soluzioni che contemperino l'esigenza di consentire il regolare svolgimento dei lavori del vertice e l'istanza dei movimenti portatori di opinioni di dissenso volta ad ottenere l'attenzione dell'opinione pubblica».
Con l'occasione le chiedo di confermarmi se quella manifestazione, che aveva registrato anche alcune violenze in occasione della mostra convegno sulle biotecnologie, fu la manifestazione che destò tanta polemica perché il presidente della provincia, Marta Vincenzi, che aveva messo a disposizione e finanziato il cocktail o la cena di ringraziamento ai partecipanti, era stata preceduta da una sfilata, che aveva avuto risvolti violenti, alla testa della quale marciava il presidente della provincia Marta Vincenzi; si tratta di un ricordo che mi sovviene in questo momento, le chiederei di confermarmelo.
In questa situazione siamo arrivati all'11 di gennaio, con il patto del lavoro che avanza talune richieste; il 9 aprile viene appuntata quella frase, molto importante e già ricordata dall'onorevole Saponara, con cui: «Il prefetto comunica che il 4 aprile, il Presidente del Consiglio dei ministri, Amato, in presenza del ministro dell'interno, Bianco, e del ministro degli affari esteri, Dini, gli ha conferito mandato per il dialogo con le organizzazioni non governative, e che il 5 aprile in presenza del capo di gabinetto del ministro dell'interno ha incontrato» - lei, signor prefetto - «una delegazione del Genoa social forum che preannunciava la presentazione di un dettagliato piano di esigenze logistiche; il prefetto comunica che oltre al Genoa social forum, altri gli hanno chiesto di poter manifestare nei giorni del vertice».


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Il giorno 12 aprile lei, signor prefetto, in questo comunicato precisa che: «Il Genoa social forum ha presentato un documento riassuntivo delle iniziative programmate e, che a breve, incontrerà il sindaco, il presidente della giunta regionale e il presidente della provincia per acquisire le rispettive valutazioni». Se analizzassimo questi ultimi due elementi troviamo come le richieste del Genoa social forum diventino di un certo peso, e come ci sia da parte loro, anche in qualche modo, la minaccia di non far svolgere il vertice, e la richiesta di contestualità delle manifestazioni e di sistemazioni logistiche che dovrebbero addirittura essere finanziate dallo Stato e dagli enti locali, perché solo in quel modo, attraverso la contestualità di manifestazioni pacifiche, il Genoa social forum avrebbe ottenuto la visibilità che ricercava senza impegnarsi in manifestazioni violente: questo lo stato dei fatti e delle cose.
Le chiedo se, oltre alla verifica del mio ricordo sulla posizione della dottoressa Vincenzi, lei confermi, nei fatti e nelle collocazioni temporali, tutto quanto ho detto. Le chiedo altresì se confermi, signor prefetto, l'invio al presidente Biasotti di una lettera datata 11 aprile 2001 che le organizzazioni aderenti al Genoa social forum avrebbero spedito a lei, e che lei avrebbe poi mandato per conoscenza al presidente della regione Biasotti, del seguente tenore: «Egregio signor Antonio Di Giovine, prefetto di Genova, Genova 11 aprile 2001; oggetto: trasmissione e richieste e documentazione per spazi e manifestazioni promosse dal Genoa social forum. Egregio signor prefetto, abbiamo appreso con piacere che in occasione dell'incontro a Roma, al Viminale, del 5 aprile scorso con i rappresentanti nazionali del Genoa social forum, sia stato comunicato ufficialmente ai nostri esponenti che nel rapporto con le ONG sia stato designato un unico interlocutore nella sua persona per la trattativa sugli spazi, le manifestazioni e


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l'agibilità democratica della città. Abbiamo apprezzato anche gli impegni assunti dal Governo...» - quel Governo dell'11 aprile - «... nella sua collegialità di non procedere alla chiusura delle frontiere e di garantire il rispetto del diritto di espressione e manifestazione anche nei giorni del vertice del G8»; c'è poi un'ulteriore specificazione di richieste in relazione agli spazi; una lettera con richieste trasmessa il 9 febbraio scorso; sul funzionamento della stazione Brignole; sull'accesso autostradale dall'uscita di Genova est; in particolare: «...chiediamo luce, gas, strutture e attrezzature; siamo disponibili ad incontrarla per illustrare nei particolari le nostre proposte e le chiediamo di incontrarla al più presto». Se lei, signor prefetto, ha la bontà di confermare di aver ricevuto questa lettera e di averla inviata al presidente Biasotti, non solo chiudiamo per così dire l'anello posto in essere da Biasotti quando ha messo a disposizione del Comitato la suddetta lettera, ma chiudiamo anche il discorso temporale su quali fossero i contatti e la concretezza dei medesimi già nell'imperio del governo precedente rispetto al nuovo Governo Berlusconi.
Le vorrei fare ancora due domande. Una, riguarda sempre la presidente della provincia di Genova, la quale si è lamentata di non aver potuto mettersi in contatto con lei per relazionarle sui fatti che stavano avvenendo nella scuola di Quarto.
La stessa ha avuto modo di dire in questa sede che rimase male, perché essendo al vertice di una istituzione e per di più, una signora...

IDA DENTAMARO. Questo non l'ha detto!

GABRIELE BOSCETTO... aveva interpretato il suo silenzio come un gesto poco istituzionale e poco cavalleresco. La nostra parte politica ritiene ancora che esistano le signore.


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KATIA ZANOTTI. Lasci perdere!

GABRIELE BOSCETTO. Comunque, questo ha detto la dottoressa Vincenzi! La quale si è lamentata - credo che l'abbiamo sentito tutti - del mancato contatto e della mancata risposta del signor prefetto. Sentiremo, se è vero che si è avuto questo mancato contatto e quali sono state eventualmente le ragioni.
Da ultimo, vorrei sapere quale sia stato il meccanismo di consegna degli immobili del patrimonio pubblico agli affidatari, ma soprattutto come si sia svolta la procedura di scelta di questi ultimi; e se, come ci sembra di aver capito, questi affidatari fossero persone riferibili al Genoa social forum perché non si è pensato di rendere affidatari dei pubblici ufficiali che probabilmente potevano garantire meglio la conservazione dei beni invece di attribuirli a soggetti del Genoa social forum.
Ancora, una brevissima domanda. Se le risulta che - essendo rimasti feriti anche in modo grave agenti delle diverse forze di polizia ivi compresi i carabinieri, i quali hanno messo in essere azioni di coraggio con sprezzo del pericolo e con rischio della propria vita - siano in corso procedure per encomi, per valutazioni positive e per gratificazioni? Riteniamo infatti che questa Repubblica non possa soltanto puntare il dito contro qualche agente, forse in difetto, senza riconoscere l'opera grandemente meritoria di coloro che, ripeto, a rischio della vita hanno garantito l'ordine pubblico e lo svolgimento di un'importantissima manifestazione internazionale.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare sull'ordine dei lavori il senatore Turroni.


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SAURO TURRONI. Signor presidente, mi compiaccio con il suo equilibrato intervento di poco fa, che ha consentito che talune intemperanze dei colleghi non si verificassero in occasione del comizio appena ascoltato.

LUCIANO MAGNALBÒ. Considerata la documentazione che il prefetto ha consegnato, cercherò di svolgere un esercizio di sintesi.

PRESIDENTE. Colleghi, rispettate chi ha la parola!

LUCIANO MAGNALBÒ. Vorrei porre al prefetto alcune domande «secche». Signor prefetto, può riferire in maniera articolata, i motivi che lei ha individuato per i quali, il 4 dicembre del 1999, fu scelta la città di Genova: una città - lei lo afferma nella sua relazione - che offre una limitata capacità recettiva (una delle tante annotazioni), e che avrebbe comportato enormi difficoltà logistiche se non altro per l'alloggiamento di tutti i militari, 18 mila, che dovevano in principio essere allocati in città?
Il secondo punto è il seguente: quando - e ciò trapela dalla documentazione - le difficoltà andavano aumentando - e anche i servizi ne parlavano - che cosa ebbero da dire D'Alema, che aveva individuato la città, e poi Amato e Bianco sul «di più praticarsi», come si usa dire in gergo dei carabinieri?
La terza domanda è se lei confermi l'efficienza dei servizi, a cominciare dal dicembre 1999 in poi, per quanto concerne le informative che le venivano inviate e che riguardavano tale aspetto montante in ordine alla pericolosità della manifestazione.
Le voglio porre un'altra domanda riguardante il comitato di sicurezza. Lei afferma che, in occasione del primo comitato


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nazionale per l'ordine e la sicurezza pubblica, venne esaminata la complessa situazione sia dal punto di vista dei movimenti del dissenso, che da Seattle in poi approfittavano di ogni incontro di rilievo per porsi all'attenzione mondiale, sia sotto l'aspetto, mai da sottovalutare, del terrorismo. Lei afferma che dell'evento di Genova - novembre del 2000 - in quel contesto se ne parlò soltanto marginalmente: vorrei capire cosa ciò voglia dire. Poi nel paragrafo successivo continua affermando che ciò sta a dimostrare la serietà delle valutazioni operate: vorrei capire questo passaggio.
Da ultimo, lei, in occasione della perquisizione e dell'intervento alla scuola Diaz, ebbe modo di parlare con Sgalla?

ANTONIO SODA. Signor prefetto, la ringrazio anch'io per tutta la documentazione che ci ha fornito e scorrendola mi è sembrato, in particolare faccio riferimento ad alcuni incontri di servizio (specificamente a quello di aprile), che vi fosse, nei responsabili della sicurezza a Genova, la consapevolezza che vi sarebbero state azioni di guerriglia urbana. Tanto ciò è vero che nell'ordinanza di sicurezza emanata poi il 12 luglio dal questore, sulla premessa dell'analisi dei presenti a Genova, tali azioni di guerriglia si sarebbero sviluppate con quella tecnica che le immagini televisive hanno ampiamente documentato. Ieri il capo della polizia, in un passaggio, in verità, parzialmente corretto in sede di replica e di risposta, ha fatto presente che tali modalità di violenza (infiltrazioni nei cortei pacifici, fuga, ricomposizione di piccole squadre, saccheggi e poi rientro all'interno dei cortei) non sono fronteggiabili, non si possono contrastare con i reparti comuni di servizio di ordine pubblico.
Voglio porre la mia prima domanda. Da quello che ho capito vi è la consapevolezza, negli atti che lei ci ha consegnato, che di fronte a centinaia di migliaia di manifestanti


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pacifici, di fronte a manifestazioni pacifiche, avremmo avuto un piccolo numero - e in ciò dissento da quello che ha poco fa rilevato l'onorevole Cicchitto: lo stesso capo della polizia ha detto che la predisposizione alla violenza apparteneva a poche migliaia di persone rispetto alle centinaia di migliaia di pacifici manifestanti - di facinorosi dediti ad azioni di guerriglia urbana. Vi è la dichiarazione del capo della polizia che tali azioni di guerriglia urbana non possono essere efficacemente contrastate con i reparti impiegati in azioni di normale ordine pubblico. Le leggo un passaggio particolare dell'intervento del capo della polizia: «Il loro contrasto sul terreno si è reso altrettanto difficile dal ricorso ad autentiche tecniche di guerriglia che non possono essere fronteggiate agevolmente con reparti ordinariamente impiegati nei servizi di ordine».
Orbene, nell'ordinanza di sicurezza del questore del 12 luglio si individuano le tecniche di guerriglia, i punti sensibili, la necessità di impedire i contatti con i cortei, eccetera, e poi si definiscono i reparti mobili e si aggiunge una quota di forze dell'ordine per fronteggiare le varie emergenze. Allora, se vi era tale consapevolezza sulle tecniche di guerriglia e se vi è stata un'insufficiente azione di contrasto, lei, che era il responsabile, ha avuto dal capo della polizia il supporto tecnico per l'impiego, non di quei reparti comuni di ordine pubblico, ma di reparti più efficacemente in grado di contrastare tali tecniche di guerriglia? Ciò perché le immagini televisive hanno mostrato la zona gialla - come ha detto il sindaco - priva delle forze dell'ordine: i facinorosi scorrazzavano impunemente, distruggevano, saccheggiavano, eccetera. Questa è la prima domanda che le pongo.
A seguito dell'audizione di ieri, la percezione, almeno della stampa - non credo che sia corretta - è che una delle cause della diffusività della violenza sia da attribuire - come anche


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qualche commissario ha ripetuto in quest'aula - alla natura del movimento che, incapace di risolvere dall'interno ed espellere dal proprio seno le frange violente, ha sostanzialmente impedito il controllo dell'ordine pubblico nella zona gialla.
A questa analisi risponde oggi la responsabile del servizio sicurezza del Genoa social forum, la signora Raffaella Bolini, rappresentante ARCI (che non so se lei ha avuto modo di conoscere, ma dovrebbe averla incontrata varie volte), che dichiara: «Io non voglio accusare nessuno e saranno la magistratura e il Parlamento ad accertare le responsabilità, ma constato che ci viene rimproverato di essere stati poco chiari negli incontri con la questura prima del vertice di Genova, sebbene proprio noi avessimo impostato il dialogo con le istituzioni sulla base di una trasparenza assoluta e di distacco totale. In piazza poi abbiamo dovuto prendere atto con sorpresa che i violenti erano liberi di scorrazzare senza che nessuno li fermasse, con tantissime persone pacifiche che venivano trattate come fossero devastatori».
È in grado allora di dirci una parola chiara sui rapporti con questi rappresentanti? Vi è stata doppiezza, ambiguità? O vi è stata, come risulta da un suo atto, una loro specifica, espressa, ripetuta segnalazione con la quale - sapendo dell'arrivo a Genova di gruppi violenti nei termini descritti nell'ordinanza del questore del 12 luglio - si affermava costantemente di non essere in grado di assicurare autonomi servizi d'ordine? L'atto della prefettura di Genova (credo sia stato già citato in Commissione) dice che il problema non è rappresentato tanto dalla contemporaneità degli eventi - il vertice, le piazze tematiche e le manifestazioni - quanto dall'appesantimento dell'attività delle forze dell'ordine tesa ad impedire l'inserimento nelle manifestazioni pacifiche di elementi


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portatori di violenza che devono essere discriminati. Questa mi sembra una posizione costituzionalmente corretta: il compito primario di isolare i violenti e quello primario di garantire la libera manifestazione dei pacifici cittadini spetta allo Stato che, in questo caso se li è assunti pienamente.
Le chiedo se ciò sia avvenuto per una insufficienza tecnica determinata dalla penuria di reparti idonei a fronteggiare quella tipologia di guerriglia? C'è stata una sottovalutazione? È successo qualcosa altro che ha impedito il corretto funzionamento del meccanismo di difesa e di sicurezza? Lei, in particolare, esclude la tesi aleggiata in Commissione che, essendo la violenza tanto diffusa, non poteva essere garantito l'ordine pubblico?

GIANNICOLA SINISI. Ringrazio il signor prefetto per la puntuale e scrupolosa documentazione, che ci ha fatto pervenire, ma che soltanto superficialmente ho potuto scorrere, sebbene qualche documento in particolare mi abbia interessato di più (per un certo vezzo di guardarne alcuni piuttosto che altri). Ho prestato maggiore attenzione alla sua ordinanza del 2 giugno 2001, che regolamenta le attività, e non solo, relative all'ordine pubblico per la prevenzione degli eventi e che disciplina anche il regime di alcune zone della città: è l'atto con cui lei individua la zona rossa e quella gialla.
Nello stesso, lei afferma che la bozza dell'ordinanza (ho una certa consuetudine con la prudenza dei prefetti e con la prassi del Ministero dell'interno), molto diligentemente, aveva ottenuto l'approvazione preventiva del comitato nazionale per l'ordine e la sicurezza pubblica e reputo quindi che il comitato nazionale del Governo Amato del 24 maggio 2001 sia stato l'ultimo - secondo quanto detto dal capo della polizia - ad averla esaminata. Inquadrate le date, leggo dalla sua ordinanza che nella zona gialla erano interdette le manifestazioni e il


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volantinaggio: non mi sembra di registrare alcuna deroga, contrariamente a quanto è emerso dalle precedenti audizioni. Il 2 giugno 2001 il parere del Comitato provinciale per l'ordine e la sicurezza pubblica, confermato da quello del comitato nazionale per l'ordine e la sicurezza pubblica, era che nella zona gialla non dovessero esserci né manifestazioni né volantinaggio. Signor prefetto, quali e quante manifestazioni sono state successivamente autorizzate, coinvolgendo la zona gialla, oltre che la città? Abbiamo ascoltato dal capo della polizia che una manifestazione era partita addirittura a ridosso della zona rossa. Quali direttive lei ed il questore, che ha condiviso le responsabilità a livello locale, avete ricevuto per autorizzare queste manifestazioni?
Il 19 giugno, il ministro dell'interno ha illustrato la disponibilità del Governo ad una apertura e abbiamo letto sui giornali che, ancora il 14 luglio, il ministro degli esteri proseguiva nell'iniziativa del dialogo, incontrando 70 organizzazioni non governative e parlando di una apertura mai incontrata in altri vertici da parte dei manifestanti (l'abbiamo letto su La Stampa di Torino, il 14 luglio). Essendo un evidente atto in deroga all'ordinanza prefettizia del 2 giugno 2001, dovrebbe dirmi quali sono state le direttive che ha ricevuto e che le hanno consentito di assumere una iniziativa di grande responsabilità, essendo a conoscenza, sin dal dicembre del 1999, che nuclei di violenti erano all'interno di queste manifestazioni.
Sempre per quella mia antica consuetudine maturata (anche se non vorrei essere considerato una reduce, in questa occasione), so che lei è autorità politica sul territorio e le spetta un coordinamento politico delle attività di pubblica sicurezza.


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Vi sono state molte occasioni in passato in cui è stato necessario, non una trattativa, signor prefetto, ma un confronto, cosa ben diversa come lei sa. La domanda l'ho posta anche ieri al capo della polizia e riguarda il confronto politico, che in genere viene sviluppato dal Governo, o dal rappresentante del Governo in sede periferica, il prefetto: c'è una ragione per la quale il 24 ed il 30 giugno ad incontrare queste organizzazioni è stato delegato il capo della polizia e non lei o un rappresentante del Governo?
Le vorrei porre ancora due questioni, sperando di non essere insistente. La prima è una questione tecnica. Ieri abbiamo sentito parlare di coordinamento, vorrei sapere se le aliquote della Guardia di finanza e dell'Arma dei carabinieri, destinate a svolgere funzioni di ordine pubblico nei giorni dal 19 al 21 luglio a Genova con riferimento al G8, siano state messe a sua disposizione o a disposizione del questore.
Infine le faccio una domanda a cui lei, proprio come autorità rappresentante del Governo a livello locale dovrebbe poter rispondere: vorrei sapere se nei giorni del G8 le risulta che vi furono autorità di Governo presenti a Genova non impegnate ufficialmente nei vertici del G8 e se ha avuto modo di sapere a che titolo fossero presenti.

MARIA CLAUDIA IOANNUCCI. La ringrazio, prefetto, soprattutto per tutti i documenti che ci ha inviato. Già dal 23 agosto 2000 lei parlava di inadeguatezza delle strutture ed il 20 ottobre 2000 di pericolo per quanto riguardava l'attività del G8 e le attività collaterali; le vorrei chiedere se a seguito di queste sue dettagliate indicazioni vi sia stata dal Governo dell'epoca una risposta o comunque atti o attività che potessero cercare di minimizzare le inadeguatezze ed i pericoli da lei sollevati.


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Mi vorrei soffermare ancora sul Genoa social forum, sempre leggendo gli atti da lei depositati, già nell'11 gennaio 2001 - richiamandomi in toto a quanto ha detto prima e sicuramente meglio di me, il senatore Boscetto - lei sollevava il problema delle organizzazioni, in seguito alle sue dichiarazioni il ministro informa e designa l'architetto Margherita Paolin quale figura di Governo referente per intrattenere le relazioni con i movimenti antagonisti, dopo di ciò ancora il 9 aprile vi è un incontro presso la sede di Palazzo Chigi ed il Presidente del Consiglio dei ministri, in presenza del ministro dell'interno e del ministro degli affari esteri, le conferiva mandato per il mantenimento del dialogo con le organizzazioni non governative. Nelle sue relazioni, lei informa sempre più dettagliatamente su come queste organizzazioni non governative, che avevano intenzione di manifestare pacificamente contro il G8, confluissero nel Genoa social forum. Vi è stato quindi un naturale ingrossamento delle file di queste organizzazioni che passano da circa 50 a 500 soggetti. Vorrei sapere se queste organizzazioni non governative sono poi confluite veramente in quello che è stato indicato come Genoa social forum e se l'indicazione del Genoa social forum avvenne durante il Governo Amato.
La presidente della provincia ha indicato la mancata collaborazione del Genoa social forum. Essa ha lamentato non solo in questa sede, ma anche ripetutamente di fronte alla stampa, come il Genoa social forum non abbia mai fatto denunce o comunque indicato alle autorità che all'interno dei beni che gli erano stati loro consegnati vi fossero degli oggetti pericolosi, i quali, tra l'altro, erano stati individuati dalla stessa provincia. Il Genoa social forum ha mai inviato atti o fatto


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anche una semplice telefonata alla questura o alla prefettura per indicare la presenza, all'interno degli immobili che gli erano stati consegnati, di oggetti pericolosi?
Il sindaco e la presidente della provincia lamentano lo scarso coinvolgimento che il prefetto avrebbe avuto nei loro confronti. Il sindaco e il presidente della provincia fanno parte a pieno titolo del comitato provinciale per l'ordine pubblico e la sicurezza (o perlomeno così hanno affermato sia il sindaco che la presidente della provincia). Mi sembra strano che ci sia questo rilievo di mancato coinvolgimento, quando, leggendo le carte, le ordinanze, le riunioni e i verbali che lei ha depositato, risulta che il sindaco e la presidente della provincia o non fossero presenti, o lo fossero solamente attraverso loro rappresentanti - ho contato due presenze - e comunque mai di persona. Questa latitanza degli enti locali, quindi non già un mancato coinvolgimento da parte della prefettura, è così evidente che lei è costretto ad indicare, e lo leggo a pagina 12 di «Verso il G8. Considerazioni e valutazioni afferenti il periodo 11 aprile - 10 giugno 2001», che non è riuscito a parlare né con il sindaco né con la presidente della provincia, tanto è vero che successivamente ha chiesto di incontrarli, proprio per la loro latitanza nei vari comitati. Mi conferma tutto ciò?
Il 5 febbraio 2001, sempre in una riunione del comitato provinciale - dove brillavano sempre per la loro assenza il sindaco e la presidente della provincia - viene indicato che è allo studio la verifica della applicabilità dell'articolo 650 del codice penale per inosservanza dei provvedimenti dell'autorità. Ora, vorrei formulare una domanda che ho già fatto ieri e che ripeterò a lei, proprio in relazione a quella seduta ed a quanto deciso dal comitato per l'ordine pubblico e la sicurezza. Vorrei chiederle se l'ordinanza del 19 luglio della questura di Genova


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di asportare i cassonetti per evitare che venissero usati nel corso della guerriglia urbana sia stata rispettata e se, in base a quanto deciso nella seduta appunto del 5 febbraio 2001, sia stato poi applicato - o comunque siano state aperte indagini in relazione - l'articolo 650 del codice penale contro chi non aveva ottemperato, ubbidito o comunque fatto ottemperare all'ordinanza del questore di Genova del 19 luglio.
Infine, le chiedo se lei è al corrente del fatto che nella scuola Pertini vi fosse un'infermeria.
Ho finito con le domande; chiedo al presidente se sia arrivata la documentazione che avevo richiesto al sindaco ed al presidente della provincia.

PRESIDENTE. Sono pervenuti, soltanto, i documenti a disposizione di tutti i commissari. Documentazioni ulteriori, tra cui quella da lei richiesta, non sono ancora giunte.

NITTO FRANCESCO PALMA. Ho chiesto di intervenire per alcune precisazioni. È noto che sono stati intrattenuti contatti tra il Governo ed il Genoa social forum, voluti dal Parlamento ed in linea con i precedenti rapporti, che avevano caratterizzato la preparazione del G8: Genoa social forum, non organizzazioni non governative. Infatti, leggo nell'appunto del prefetto (oltre la nota già richiamata dall'onorevole Cicchitto, relativa alla riunione del 9 aprile, quando il prefetto comunicava di aver avuto l'incarico dalla Presidenza del Consiglio di dialogare con le organizzazioni non governative) che, il 5, in presenza del capo di gabinetto, ha incontrato una delegazione del Genoa social forum. Leggo anche, che, il 12 aprile, il prefetto comunicava che il Genoa social forum aveva presentato un documento riassuntivo delle iniziative programmate e che, a breve, avrebbe incontrato il sindaco, il presidente della giunta ed il presidente della provincia.


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Vorrei fare una considerazione: dalla nota del 12 luglio 2001 della questura di Genova, emerge un quadro delle varie componenti dei manifestanti abbastanza puntuale e dettagliato e, per taluni versi, inquietante. L'area del dissenso viene suddivisa in quattro categorie (rosa, gialla, blu e nera), tre delle quali, con diversa entità, sembrano tutte essere dedite alla violenza, o in parte o integralmente. Ad esempio, si parla di un blocco giallo, in cui sarebbero ricomprese le tute bianche, che hanno predisposizione alla violenza e, in particolare, all'utilizzo di sistemi di attacco contro le forze dell'ordine. Nella pagina successiva vi è un'individuazione delle varie tipologie di violenza proprie di questo blocco giallo, fra le quali si cita l'improvvisazione di blocchi stradali e ferroviari. Successivamente, vi è un'individuazione delle tipologie di violenza del blocco blu e di quello nero.
Mi sembra di intuire, da quanto scritto nel documento, che, oltre alla tipologia delle varie violenze, è individuabile anche una strategia di attacco. In particolare, con riferimento al blocco nero, si fa chiaramente richiamo alla tattica di muoversi per piccoli gruppi, il cosiddetto «mordi e fuggi». Vi è, altresì, una chiara indicazione, sotto il profilo della quantità numerica, dei vari blocchi e, in particolare, dei soggetti che, all'interno dei vari blocchi, sono considerati dediti alla violenza. Facendo una somma numerica di tali soggetti, arriviamo a numeri elevati, sicuramente simili ai 5 o 6 mila, indicati ieri dal prefetto De Gennaro.
Fatta questa premessa, le domande sono le seguenti: quando siete entrati in possesso di queste notizie e, in particolare, esse erano a vostra conoscenza, quando sono iniziati - siamo ancora all'epoca del precedente Governo - i rapporti con il Genoa social forum? Con riguardo a questi contatti e rapporti, vorrei sapere se, in previsione del vertice,


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nel corso degli incontri avvenuti, siano stati raggiunti degli accordi e, se la risposta fosse affermativa, che tipo di accordi fossero e se siano stati sostanzialmente rispettati.
Infine, nell'appunto relativo ai vari comitati provinciali per l'ordine e la sicurezza, leggo che avete dedicato diverse sedute - come è logico - sia ai movimenti antagonisti (immagino che ciò sia avvenuto durante la seduta del 20 ottobre 2000), sia a questioni di tipo tecnico-logistico, cioè sostanzialmente all'individuazione dei contingenti di forze dell'ordine da utilizzare a Genova e alle possibilità di acquartieramento. Ciò avveniva tra la fine di settembre dell'anno scorso ed i primi giorni di quest'anno. Poiché immagino che qualsiasi ragionamento, pur con le necessarie modifiche, che abbia ad oggetto l'entità delle forze dell'ordine da impiegare, presupponga una strategia di interventi e - prima ancora di questa - un'informazione, la più dettagliata possibile, circa il tipo di manifestazione da consentire e contrastare (quando questa manifestazione determini violenze), mi chiedo: tra la fine dell'anno 2000 e l'inizio dell'anno 2001, quali notizie avevate in ordine all'entità della manifestazione e quale tipo di strategia avevate immaginato?

ANTONIO TOMASSINI. Signor presidente, intervengo sull'ordine dei lavori. Ho trovato molto utile, al di là di tante dichiarazioni sentite, le relazioni pervenute dagli ispettori della polizia, già in nostro possesso da ieri. È stata promessa, già nella giornata di ieri, la terza relazione: voglio avere rassicurazioni precise sul momento in cui ci verrà consegnata. Chiedo fermamente di poterla avere prima di interrompere questa sessione dei lavori. Mi associo alla richiesta avanzata da altri colleghi sul bilancio sanitario degli enti, che il 118 di Genova dovrebbe essere in grado di fornire. Grazie, signor presidente.


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PRESIDENTE. Grazie, onorevole Tomassini, provvederemo in ordine alle due sollecitazioni cui faceva riferimento.

LUCIANO VIOLANTE. Il materiale che ci ha consegnato, signor prefetto, ci consente di avere un quadro compiuto e, forse, molte delle risposte alle domande formulate sono già negli atti che ci ha fornito.
Guardando l'appunto che ci ha consegnato, verso la fine di pagina 6, è scritto: iniziava così una serie di incontri, il primo nel febbraio del 2001, con le organizzazioni del movimento, che dapprima si chiamava «Patto di Lavoro» e successivamente si trasformava, nel marzo 2001, in Genoa social forum, in seguito all'adesione di associazioni straniere. Verso la fine di pagina 7 dell'appunto, dopo il riferimento alla crescita delle domande di adesione delle associazioni al movimento, a ritmo - se non capisco male - insostenibile, lei scrive «Si era giunti così al 20 aprile, data dell'ultimo incontro che ebbi con gli esponenti del movimento che ribadivano di voler manifestare in concomitanza temporale e fisica al fine di impedire attraverso ogni forma di disobbedienza civile l'arrivo dei Capi di Stato e di Governo e lo svolgimento del vertice». Siamo dunque al 20 aprile, quando il movimento fa queste richieste e si sospendono, per così dire, le trattative. Poi, alla pagina 8, lei riferisce «il tema del »dialogo« con il movimento del dissenso però restava ancora insoluto» - cioè non si era ancora deciso cosa fare - e poi ancora «Eravamo quasi alla vigilia del vertice e, scelta la via del confronto diretto a consentire forme di convivenza tra lo svolgimento del vertice G8 e di un »contro vertice«, il Governo affidava al capo della polizia il mandato tecnico per tradurre in concreto tale volontà». Vi è, cioè, un momento in cui alla vigilia del vertice si decide di riprendere, se non capisco male, il colloquio per consentire forme di convivenza tra vertice e contro manifestazioni.


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È così, signor prefetto? Vorremmo allora sapere se sia un'autorità politica che decide ad un certo punto per il confronto diretto e la contestualità delle manifestazioni.
Vorrei, poi, sapere - anche se è una questione minore -, signor prefetto, cosa voglia dire uniforme atlantica. Molto spesso, infatti, si trova scritto nelle sue carte che i vari ufficiali di polizia dovevano andare in giro con l'uniforme atlantica.

ANTONIO DI GIOVINE, Prefetto di Genova. È un tipo di uniforme.

LUCIANO VIOLANTE. Io chiedo perché una di queste persone che doveva andare in giro con l'uniforme atlantica è, invece, ripresa dalle fotografie con una maglietta ed un paio di pantaloni normali. Vorrei, quindi, sapere se era questa l'uniforme atlantica oppure un'altra! Rivolgo questa domanda perché una delle persone che figura dover vestire una divisa atlantica, quindi riconoscibile come appartenente alle forze di polizia, in realtà è stato fotografato - lei sa bene chi è - con una maglietta e un paio di pantaloni.
Vorrei anche chiedere, con riferimento all'ordine pubblico, se era il questore a rappresentare l'autorità di pubblica sicurezza, quella cioè che aveva la responsabilità complessiva delle operazioni di pubblica sicurezza, indipendentemente dai corpi che materialmente svolgevano le operazioni. Perché se guardo il dossier riservato della questura di Genova, datato 12 luglio 2001, da pagina 172 in poi dell'ordinanza di servizio della questura di Genova, le uniche disposizioni riguardano gli appartenenti alla Polizia di Stato. In questo documento - peraltro, questo materiale è molto importante perché ci fa capire la complessità, che personalmente ho compreso solo guardando bene queste carte (dal tiratore scelto appostato a tutto il resto) - ci sono tutti i turni, ma questi riguardano


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sempre e soltanto appartenenti alla Polizia di Stato e non anche gli appartenenti all'Arma dei carabinieri e alla Guardia di finanza. Stesso discorso riguarda anche le sale operative, perché anche nella sala operativa G8, che doveva essere sala operativa mista, c'è soltanto il nome di appartenenti alla Polizia di Stato e non anche degli altri. Vorrei, allora, capire il perché. Vorrei sapere se il questore sapeva chi erano gli altri ufficiali, o erano gli altri corpi a mandare gli ufficiali senza comunicarlo al questore. Vorrei sapere, cioè, come si svolgeva il meccanismo della comunicazione. Anche perché ieri abbiamo acquisito l'informazione che non vi era una comunicazione diretta, se non capisco male, tra Polizia di Stato, Arma dei carabinieri e Guardia di finanza, ma si passava attraverso la sala operativa comune e di lì, poi, ai singoli comandi.
Vorrei anche chiedere, riguardo ai cassonetti: come mai soltanto il 19 è stata fatta questa benedetta ordinanza dei cassonetti, e non preventivamente?
Vorrei, infine, sapere se lei, visto che ha tenuto memoria di tutto con grande completezza, ha scritti o appunti anche sulle direttive - perché lei rappresentava l'autorità di Governo sul posto - che l'autorità politica ha dato nel corso del tempo sulle operazioni da svolgere al G8, quindi dall'inizio, da febbraio 2000, se non capisco male, e poi successivamente. Ecco, vorrei sapere se ha tenuto nota di ciò e, se non le ha con sé, se può farle avere in un successivo momento alla Commissione al fine di poter avere un quadro della sequenza delle direttive politiche.
Vorrei anche aggiungere che, in un suo decreto del 13 giugno 2001, si fa riferimento ad un organismo di collegamento per le questioni di sicurezza, logistiche e così via. Lei, signor prefetto, ad un certo punto dice «ritenuto alla luce delle suesposte considerazioni di dover costituire un apposito organismo


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di collegamento che consenta... di garantire la data di consegna...». In proposito, noto che non c'è nessun appartenente alle strutture di polizia, perché in tale organismo c'è il vice prefetto vicario, il sindaco (o suo delegato), il capo della struttura di missione (o suo delegato) e il provveditore alle opere pubbliche. Qui, non era prevista, per questo aspetto, nessuna competenza delle forze di polizia.

ANTONIO DEL PENNINO. La mia domanda, signor prefetto, si ricollega ad alcune osservazioni svolte prima dal collega Palma. Con riferimento, cioè, alla distinzione che viene operata nell'informazione sul fronte della protesta anti G8, a pagina 31 della circolare della questura di Genova, sui diversi blocchi che facevano parte del fronte della protesta si distinguono: quello rosa, individuato come la derivazione del «Patto del Lavoro» e con una scelta, diciamo così, pacifica; l'altro, individuato già ampiamente dalla stampa e dai commenti, il famoso black bloc; infine, una fascia intermedia, che nel rapporto viene definito come blocco giallo e blocco blu, in cui si dice che era presente un dibattito interno che vedeva però prevalente le indicazioni anche verso manifestazioni violente, e non solo pacifiche.
Credo sia molto importante chiarire il rapporto tra il Genoa social forum e quest'area, per così dire, grigia, intermedia, fra le tute bianche e il blocco blu, perché questo ci può consentire di chiarire meglio i livelli di responsabilità, anche del Genoa social forum.
Vengo dunque alle mie domande. Nell'informativa della questura si indica fra i movimenti del blocco giallo, cioè i movimenti con propensione e progetti di violenza, il circuito nazionale in Ya basta, che ritroviamo poi fra gli aderenti formali al Genoa social forum. Si indicano, poi, il movimento Azione globale dei popoli, che non troviamo - perlomeno io

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